La nomina del moralizzatore Tilli blocca l’assistenza a 120 anziani

Scontro sulle case di riposo per un posto nel Cda. La riunione di ieri rimette la decisione alla Regione Ma i settanta dipendenti rischiano di non prendere gli stipendi e i Comuni non pagano le rette
CHIETI. Il nodo della nomina di Concezio Tilli non si scioglie e la nuova Asp (Azienda di servizi alla persona) insieme al “San Giovanni Battista”, che ne costituirà la parte principale, restano al palo.
Mentre i 70 dipendenti sono scesi in stato di agitazione perché rischiano di nuovo di non percepire lo stipendio, a livello gestionale non si riesce a trovare la quadra per far partire finalmente la Asp. A bloccare il processo è una poltrona contesa. Quella che il centrodestra voleva affidare all’ex commissario Tilli, l’uomo che scoprì e denunciò in procura lo scandalo dei libretti postali delle anziane pazienti che, secondo l’accusa, sarebbero stati “alleggeriti” di 130 mila euro dalle due coordinatrici degli infermieri e dell’area educativa, che ora rischiano il processo per circonvenzione di incapace.
Secondo il non proprio lineare meccanismo di costituzione della Asp, è l’assemblea dei portatori di interesse a designare due dei tre componenti del cda dell’organismo. Il centrosinistra ha designato Augusto Di Boscio, mentre il centrodestra ha scelto Tilli. Ma su quest’ultimo, essendo un funzionario della Regione, si è aperto un problema di incompatibilità tra i due incarichi. E così il cda è rimasto zoppo, con soli due membri, la presidente Sandra De Thomasis e Di Boscio. Stando così le cose, la trasformazione delle ex Ipab della provincia in Asp stenta a concretizzarsi, a danno degli istituti riuniti “San Giovanni Battista”, già di per sé in forte sofferenza. «Proprio il fatto che la Asp non è stata ancora formalizzata», dice a riguardo Maurizio Stefano Costa, membro dell’assemblea dei portatori di interesse, «rende più macchinoso l’arrivo dei fondi della cosiddetta compartecipazione, vale a dire i soldi che i Comuni dovrebbero corrispondere alla nuova Asp». In attesa dei fondi in arrivo dai Comuni, l’ente è letteralmente in ginocchio: ci sono grandi difficoltà nel pagamento dei fornitori e delle cooperative, oltre che ovviamente dei dipendenti che assistono i 120 anziani. L’assemblea dei portatori di interesse (12 membri che rappresentano Provincia e Comuni) presieduta da Oscar Nasuti si è riunita ieri pomeriggio proprio sul problema dell’incompatibilità di Tilli. Ma, mettendo d’accordo centrodestra e centrosinistra, ha deciso di non decidere, rinviando la questione alla Regione. All’assemblea, d’altronde, era arrivata una diffida dello stesso Tilli, secondo cui non era suo compito decidere sulla incompatibilità. Tale compito spetterebbe, invece, proprio alla Regione, che però in passato si era richiamata a una legge regionale secondo cui il funzionario non poteva svolgere anche l’incarico di consigliere d’amministrazione. Tilli, però, ha dalla sua un parere chiesto all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), secondo cui i due incarichi non sono incompatibili (quello in cda è pure gratuito), grazie anche al varo di una legge nazionale che azzerebbe quella regionale. È dunque la Regione che dovrà esprimersi e l’assemblea chiede di farlo in fretta, anche perché è la stessa Regione a minacciare il commissariamento se si resta ancora bloccati. Ed è la Regione che Tilli vuole dunque stanare, con una decisione che potrebbe avere effetti a catena, a cominciare dal caso Dezio (il dirigente del Comune di Pescara nominato nel cda di Tua). Ma cosa c’è dietro tutto il balletto di diffide, pareri Anac e pronunciamenti della Regione sul nome di Tilli? Le rispose sono diverse a seconda degli schieramenti. Per il centrodestra si vuole estromettere dalla gestione un nome scomodo, che conosce approfonditamente la situazione, avendola gestita per oltre un anno. Per il centrosinistra, invece, «c’è la volontà di bloccare il procedimento di nascita della nuova Asp», dice Nasuti, perché da tempo si sa che Tilli per la Regione è incompatibile». Costa, da parte sua, rigetta al mittente le accuse di voler perdere tempo e dice di essere già pronto con un nuovo nome nel caso fosse necessario.

