La partita del cuore fa raccogliere fondi per Gabriele

Dopo l’incontro tutti al ristorante Nino con la signora Lella Capitan Battisti commosso: «Noi eravamo una famiglia»
CHIETI. Una torta, rigorosamente neroverde, cori da stadio e tante lacrime a suggellare un pomeriggio di emozioni forti per chi a cuore Chieti e la sua compagine calcistica che conta 93 anni di storia. Ad impreziosire il tutto, poi, il fine benefico della giornata con oltre 500 euro raccolti per Gabriele D’Angelo, concittadino e tifoso del Chieti calcio affetto da Sla. Si è chiuso così l’evento «Noi avevamo 11 leoni» organizzato dai ragazzi della curva Volpi su idea di Alessandro Battisti, indimenticato capitano e trascinatore della squadra di calcio teatina che nella stagione 2000-2001 ottenne la promozione in C1. A distanza di quattordici anni da quel giorno, quasi tutti i protagonisti di quell’annata sono tornati in città. Prima una divertente partita all’Angelini, dove è scesa in campo un’agguerrita delegazione della curva Volpi contro il Chieti del 2001 guidato in panchina da mister Gabriele Morganti e che ha schierato in campo, tra gli altri, Barni, Bolla, Aquino, Coppola, De Matteis, capitan Battisti, Drago, Padolecchia, Lauro, D’Anna, Pignotti e Santoni in porta, per poi spostarsi tutti al ristorante “Nino”, a due passi dalla centralissima piazza Trinità. Qui i giocatori sono stati accolti tra torce e cori che hanno fatto rivivere a tutti la serata della festa promozione quando migliaia di persone hanno fatto baldoria in città fino a notte fonda. La festa è proseguita anche da “Nino” dove la più acclamata dai giocatori è stata la titolare del ristorante, la signora Lella che ha riabbracciato quei ragazzi che per tanti mesi sono stati come figli. Immancabili foto e video ricordo con i rappresentanti della curva che hanno omaggiato i giocatori con una pergamena. Giusto il tempo di mangiare qualche boccone per poi lasciare subito spazio ai ricordi che hanno fatto scendere più di una lacrima ai giocatori. «É un anno che sognavamo un giorno come questo», dice capitan Battisti, «perché noi eravamo una famiglia e il nostro legame è forte come quattordici anni fa». Sulla stessa lunghezza d’onda Danilo Coppola. «Abbiamo riprovato le stesse emozioni di quando eravamo giocatori del Chieti ad ulteriore riprova», spiega, «che non ci siamo mai lasciati». In sala partono cori che diventano sempre più forti per rincuorare quei beniamini che, con gli occhi gonfi dall’emozione, si sono dimostrati, prima che calciatori, uomini veri.

