La paziente ringrazia il primario Fanfani

4 Febbraio 2017

ORTONA. A volte tra le pieghe delle vicende di cronaca, spesso negative, che costellano la sanità italiana c’è spazio anche per le buone notizie e per un sincero ringraziamento. È il caso di una...

ORTONA. A volte tra le pieghe delle vicende di cronaca, spesso negative, che costellano la sanità italiana c’è spazio anche per le buone notizie e per un sincero ringraziamento. È il caso di una paziente che ha vissuto il suo periodo di degenza nell’ospedale Bernabeo di Ortona nel reparto altamente specializzato e inaugurato un anno fa, di ginecologia oncologia. A dirigere la Chirurgia Ginecologica oncologica è il dottor Francesco Fanfani, proveniente dalla scuola di Giovanni Scambia, ritenuto la massima autorità in Italia in campo ginecologico. «Voglio esprimere la mia grande soddisfazione per l’assistenza ricevuta nel reparto», scrive la donna, «dove sono stata recentemente ricoverata per un intervento chirurgico. La struttura, il professor Fanfani e l’intero staff medico e paramedico che vi operano, mi hanno offerto calda accoglienza, cure attente, puntuali e profondamente adeguate sotto il profilo tecnico (per quel che le conoscenze di cui dispongo mi permettono di valutare), ma soprattutto umano. Tutto questo», prosegue la donna in una nota inviata a Il Centro, «ha rappresentato per me un balsamo indispensabile, in quanto protettivo e terapeutico, per la cura della ferita che credo si formi in ogni essere umano chiamato a vivere l’esperienza di malattia, molto prima e molto più nella sua vita e nel suo cuore che sul suo corpo. Così in quell’ambiente fisico e relazionale le mie paure sono state accolte, i miei dubbi sciolti, le mie incertezze ridotte, la mia sofferenza fisica ed emotiva vista, riconosciuta, presa in carico e gestita in primo luogo attraverso il sincero sorriso del professor Fanfani e di tutti i suoi collaboratori con cui mi sono rapportata. E proprio quelle rassicuranti e incoraggianti espressioni dei visi, con tutto ciò che presuppongono e rappresentano, mi stanno accompagnando nei giorni di convalescenza, benzina nel motore dell’automobile con cui pian piano percorro la strada di ritorno verso la salute piena. Con forza spero che ogni persona, resa fragile dal vissuto di malattia, possa vivere e raccontare un’esperienza simile alla mia». Quando la sanità fa rima con umanità.

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