La perizia ora scagiona la madre: «Il bimbo non ingerì il detersivo»

Vasto, il caso della presunta intossicazione. Dall’esame non sono emerse tracce del liquido nello stomaco e nella bocca del piccolo di nove mesi. La donna ha tolto il braccialetto elettronico e riabbracciato il figlio, ma non può stare da sola con lui
VASTO. Il bimbo che a dicembre venne portato in ospedale con il sospetto che avesse bevuto un sorso di detersivo ricevuto dalla madre in realtà non ingerì neppure una goccia di quella sostanza. La perizia a cui è stato sottoposto il piccolo, che ora ha nove mesi, non ha individuato tracce di materiale schiumogeno nello stomaco o in bocca, né sono stati rilevati sintomi riferibili all’ingestione di detersivo. Le secrezioni nasali notate in ospedale dai sanitari, a detta dell’esperta, la dottoressa Elvira Moccia, sono comuni e aspecifiche nei lattanti.
Una conclusione che ridimensiona di molto le responsabilità della mamma. In base alle conclusioni del perito non è quindi ravvisabile il reato di tentato omicidio, ma nella peggiore delle ipotesi di lesioni. Soddisfatto il difensore della donna, l’avvocato Antonello Cerella, il quale ha sempre sostenuto che la mamma non volesse fare del male al figlio, ma era in preda a una depressione post partum. Ora si attende la conclusione delle indagini e la decisione dei magistrati. Lo scorso 14 maggio la mamma ha potuto riabbracciare il figlioletto che ora ha 9 mesi. È venuta meno infatti la misura del divieto di avvicinamento che era stato imposto dai giudici, e la donna ha potuto togliere il braccialetto elettronico che le era stato messo dopo l’accaduto. Agli incontri con il bimbo per il momento non viene lasciata sola, ma può comunque stare accanto al figlioletto. Le perizie a cui la donna è stata sottoposta hanno accertato che al momento del gesto lei non fosse in grado di intendere e di volere. La sua pericolosità, a giudizio del tribunale per i minori dell’Aquila, può essere però gestita in un centro di salute mentale dove da mesi la mamma, che è stata sottoposta anche a perizia psichiatrica, viene seguita.
I risultati della perizia della dottoressa Moccia sono importantissimi perché hanno stabilito che la donna non ha mai posto in pericolo la vita del bambino, al netto di un “buco nero” ora superato.
Accanto al piccolo c’è sempre stato il papà. Grazie all’intervento dei legali dell’uomo, gli avvocati Concetta e Carmine Di Risio, è stato subito evidenziato il comportamento esemplare dell’uomo. Era stato lui a dicembre a soccorrere il piccino portandolo subito in ospedale affidandolo alle cure dei sanitari. All’ospedale San Pio di Vasto il bambino era rimasto tre giorni a scopo prudenziale. Durante il ricovero non è emerso nulla di anomalo, né ci sono state cure successive. A detta del perito, non si possono desumere comportamenti di rilevanza penale. La donna, qualora fosse stato confermato il pericolo di vita del figlioletto, avrebbe rischiato una pena severa. Per il tentato omicidio la pena minima è di 12 anni.

