La perizia sul marito assassino: «Non era capace di intendere»

22 Gennaio 2022

La donna uccisa a bastonate, lo psichiatra consulente della Corte d’appello: «Giannichi era depresso» Da lunedì lascerà il carcere e sarà assistito in una residenza protetta a Rosello: «Non è più pericoloso»

TORINO DI SANGRO. Domenico Giannichi al momento dell’omicidio non aveva piena capacità di intendere e volere: aveva un vizio parziale di mente. E adesso, viste le attuali condizioni psicopatologiche e l’età, la sua detenzione non è compatibile con il carcere. Lo afferma Raffaele De Leonardis, psichiatra nominato come perito dalla Corte d’assise di Lanciano dove è in corso il processo in cui Giannichi, 71 anni di Torino Di Sangro, è imputato per aver ucciso a bastonate, il 29 novembre 2019, al culmine di una lite, la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni. È accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo matrimoniale e dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà. Secondo la perizia, adesso, Giannichi non è socialmente pericoloso. La Corte – presidente Massimo Canosa, a latere Maria Rosaria Boncompagni e i giudici popolari – ha disposto così la scarcerazione dell’anziano e il suo spostamento in una struttura protetta a Rosello, da lunedì 24 gennaio.
È un punto a favore per la difesa dell’avvocato Alberto Paone che punta a riqualificare l’accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale perché Giannichi non sarebbe uscito di casa con l’intento di uccidere la moglie: da tempo soffriva di disturbi psichici, era paranoico, e quindi non era capace di intendere e volere. E ieri in tribunale si è discussa proprio la perizia voluta dalla Corte che nell’ultima udienza aveva accolto la richiesta dell’avvocato Paone di una nuova super perizia, dopo le due di parte già ascoltate, e le testimonianze degli psichiatri Danilo Montinaro e Arfedele Del Re che hanno affermato che il 71enne è affetto da delirio paranoide. «De Leonardis», dice Paone, «ha spiegato che Giannichi al momento dei fatti era affetto già da una “depressione maggiore con manifestazioni psicotiche” in associazione con “disturbo di adattamento e marcati elementi ipocondriaco- ossessivo-compulsivi” di entità e natura tale da grandemente scemare la propria capacità di intendere e volere. Aveva un vizio parziale di mente. De Leonardis poi aveva già scritto alla Corte dicendo che l’uomo non è persona socialmente pericolosa in senso psichiatrico e che le attuali condizioni psicopatologiche lo rendono incompatibile con il carcere e doveva andare in una residenza sanitaria protetta: la Corte ha disposto il trasferimento dal carcere di Vasto che sarà fatto lunedì. Nella struttura di Rossello sarà assistito perché più che un omicida è una persona malata che ha bisogno di cure».
La super perizia ha chiuso così la fase istruttoria del processo, fatto di documenti, tante testimonianze anche quella sofferta dello stesso Giannichi che in aula aveva detto: «Non mi sono reso conto che stavo uccidendo mia moglie. Penso a Luisa tutti i giorni». A marzo la sentenza.