La perizia tecnica: «L’auditorium Italia non poteva aprire»

11 Aprile 2018

Atessa, l’avvocato Filippini invia la sua relazione al Comune «È stata una violazione usare la sala senza certificazione»

ATESSA. L’avvocato Andrea Filippini, docente di Diritto amministrativo, ha inviato ieri al sindaco Giulio Borrelli, alla giunta comunale, al segretario generale e al responsabile del IV settore, il parere “pro veritate” sulla procedura con la quale è stato consentito, dalla precedente amministrazione, l’utilizzo dell’auditorium Italia di piazza Garibaldi. L’incarico è stato attribuito dalla giunta comunale, lo scorso novembre, per avere suggerimenti seri su come procedere per limitare i danni e difendere gli interessi e l’immagine del Comune. È una vicenda che ha grande complessità tecnico-giuridica quella dell’auditorium di piazza Garibaldi, struttura che ha una capienza di circa 480 posti. L’inaugurazione, nel dicembre 2016, non poteva essere fatta dall’amministrazione di Nicola Cicchitti perché l’opera non aveva ancora superato il collaudo tecnico-amministrativo; inoltre la ditta costruttrice ha presentato alcune riserve, nel registro di contabilità e negli atti contabili finali, che porterebbero a circa 210mila euro le ulteriori somme pretese e aprirebbero un grave contenzioso. L’auditorium è stato utilizzato da fine 2016 fino a giugno 2017, anche grazie ad alcune ordinanze sindacali, definite “fantasma” durante un consiglio comunale, senza il rilascio Scia finale da parte dei vigili del fuoco e in presenza di espresso parere contrario all’uso da parte della Commissione comunale sui locali di pubblico spettacolo, che quindi aveva ritenuto l’auditorium non utilizzabile.
Tutta la questione potrebbe avere conseguenze giudiziarie. Nella relazione elaborata dall’avvocato Filippini, che fa parte dell’Organismo indipendente di valutazione comunale (incarico avuto dall’amministrazione Cicchitti), sono trattati tutti i punti. In sintesi, per quanto riguarda l’utilizzo dell’auditorium tramite ordinanza sindacale si legge: «A ben vedere tali provvedimenti sono resi in una forma che ben si allontana dal suo modello legale» e questo perché «si deve riscontrare l’omissione di qualsivoglia numerazione né peraltro vi è traccia della segnatura di protocollo» e quindi «nessun fondamento e nessuna concreta motivazione paiono sostenere la manifestazione di volontà dell’autorità emittente». Atti che quindi dovrebbero ritenersi inefficaci, «in ogni caso inidonei a legittimare l’uso della struttura pubblica costituita dalla sala auditorium». Le ordinanze sindacali, oggetto di disamina dalla relazione, sono da considerarsi, dal punto di vista amministrativo: «nulle». Per quanto riguarda invece l’altro aspetto, l’utilizzo della sala in mancanza di certificato tecnico amministrativo, esso «rappresenta illecito amministrativo» mentre per l’utilizzo della sala in contrasto con le disposizioni della Commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, prima si ricorda che la mancanza del titolo abilitativo abbraccia tutti gli episodi di utilizzo della sala, e poi si conclude che l’argomento è delicatissimo potendo anche «astrattamente comportare ricadute che coinvolgono una sfera diversa e più ampia di quella amministrativa».
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