La polizia fa uscire i camion dalla Faist

Dopo tre giorni di picchetti dei lavoratori ai cancelli della fabbrica, sei tir escono scortati con i macchinari destinati in Umbria
LANCIANO. È notte davanti ai cancelli della Faist Sangro, 16 dipendenti diretti e un interinale che lavorano da vent’anni per la produzione di sensori per turbine di auto e, da domani, senza più un lavoro. Sono due giorni che, a turno, diversi dipendenti presidiano i cancelli per evitare che escano i Tir arrivati a smantellare lo stabilimento e portare il lavoro in Umbria, a Montone, in provincia di Perugia. Giovedì però erano rimasti in cinque a dormire nelle macchine. La giornata si era svolta tranquilla, nessun problema di ordine pubblico, il caffè e le chiacchiere scambiati con gli agenti chiamati a sorvegliare la situazione e perfino con i trasportatori bloccati dentro i cancelli, e la prospettiva di un incontro con il prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, di lì a poche ore. Tutto sembra ancora da scrivere, ci si convince che non è ancora stata detta l’ultima parola sulla procedura di licenziamento collettivo avviata solo martedì sera, alle 21, e che non si possono portare via i macchinari, non prima, almeno, che siano state spedite le lettere di licenziamento.
IL BLITZ. Ma a svegliare i dipendenti alle 5 del mattino sono - secondo i lavoratori - una trentina di poliziotti arrivati da Chieti. L’ordine sarebbe stato firmato appena due ore prima. È un attimo passare dal torpore dei vetri appannati, alla luce dei lampeggianti e allo schiaffo dell’aria fredda sul viso, con lo stomaco che si accartoccia. Il pensiero corre subito agli altri: ci si abbranca ai telefoni, si allertano le chat, si corre davanti ai cancelli. Uno dei delegati della Fim si precipita da casa fino a Cerratina, ma è tutto inutile. La polizia ordina di sgomberare l’ingresso e scorta i sei Tir fuori dai cancelli e fin sulla provinciale. È la disfatta.
IL PRECEDENTE. «Oggi mi vergogno di essere abruzzese», dice Domenico Bologna, segretario Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «in tanti anni di sindacato non era mai accaduta una cosa del genere. Significa che la politica e tutto il sistema Abruzzo sono impotenti di fronte a certe azioni illegittime. Le istituzioni non sono riuscite a far rispettare la legge, a farsi convocare dal prefetto. Da oggi chiunque può svegliarsi la mattina, dichiarare i licenziamenti e portarsi via i macchinari e il lavoro. È illegittimo. Non lo dice il contratto, lo dice la legge che prevede che il sindacato possa chiedere un confronto con l’azienda entro 7 giorni e che si hanno 45 giorni di tempo per trovare soluzioni assieme alle istituzioni e che in tutto ci sono 75 giorni di tempo prima di avviare i licenziamenti. Tanto è vero che l’azienda ha già scritto ai dipendenti che saranno stipendiati con permesso retribuito per 75 giorni. È un precedente gravissimo per l’Abruzzo. Altrove non accade. In una fabbrica di Monza c’è un presidio da 15 giorni e non arrivano gli sgomberi».
LO SCONCERTO. «Cosa abbiamo fatto di male per essere trattati come criminali?», si domandano i dipendenti. Sono storditi, annientati dalla delusione. «La Faist Sangro diventi una legge nazionale che porti il suo nome», dice Manuela Ricci, rsa Fim e responsabile dello stabilimento di Lanciano, «che non accada più che una fabbrica che era una famiglia in cui si lavorava anche con la febbre, dopo vent’anni volti le spalle ai suoi dipendenti e vada via di notte, scortata dalla polizia. Ringraziamo tutti: famiglie, poliziotti, trasportatori. Prima di essere dei lavoratori siamo degli esseri umani».
LE REAZIONI. «Una sconfitta delle istituzioni», commenta l’assessore regionale alle attività produttive, Mauro Febbo, «la Regione metterà in campo risorse ed energie per trovare soluzioni». «Un inedito grave e pericoloso che danneggia i lavoratori e l’intero comprensorio Frentano», dice il sindaco di Lanciano e presidente della Provincia, Mario Pupillo che assieme al presidente del consiglio, Leo Marongiu, è andato ieri davanti ai cancelli della Faist. «Saremo in prima linea al fianco dei lavoratori e dei sindacati».
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