La Porta Santa si spalanca davanti a oltre mille fedeli

13 Dicembre 2015

L’arcivescovo Cipollone anticipa l’inizio del Giubileo in una cattedrale gremita come non mai. Alla solenne cerimonia anche scout, detenuti e associazioni

LANCIANO. «Aprite la porta della giustizia. Entriamo per rendere grazie al Signore. Entriamo per ottenere perdono». Alle 18 in punto l’arcivescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone, pronuncia queste parole e apre la porta santa della cattedrale della Madonna del Ponte, la seconda in Abruzzo dopo quella del santuario di San Gabriele. Al tocco del bastone pastorale e delle mani del vescovo, il pesante portone di legno e ferro si spalanca, facendo allungare le luci della chiesa sulla piazza gremita di persone. Il Giubileo della Misericordia, indetto da papa Francesco, a Lanciano parte alcune ore prima rispetto a quanto indicato dal Santo Padre che ha fissato per ques’oggi l’apertura delle porte sante delle chiese giubilari di tutto il pianeta. La scelta dell’arcivescovo Cipollone di anticipare l’apertura della porta santa della basilica cittadina è stata fatta per permettere ai lancianesi di rendere omaggio a santa Lucia, nel giorno dedicato alla festività. E perché «liturgicamente parlando», spiega monsignor Cipollone, «è come se fosse già il 13 dicembre, terza domenica di Avvento».

All’apertura della prima delle tre porte sante della diocesi -le altre due sono quella del santuario di San Francesco, che custodisce il Miracolo Eucaristico, e quella della cattedrale di San Tommaso a Ortona- partecipa una folla di fedeli, almeno un migliaio, che non si vedeva da tempo. La cattedrale è gremita in ogni ordine di posto, la gente arriva fin sulla piazza. Con la maestosa porta santa aperta si può allungare lo sguardo su piazza Plebiscito e sulle luci del Natale. Nelle navate e in piazza riecheggiano i canti del coro della cattedrale, diretto dal maestro Giuseppe Casciato, e le parole del vescovo Cipollone sulla misericordia, sulla necessità di lasciarsi «trafiggere il cuore dal Vangelo che non deve restare un contenitore vuoto, ma deve scendere nel cuore per far sì che la misericordia da annuncio diventi vita».Tocca anche il problema della crisi che attraversa la Chiesa, con prelati immischiati in giochi di potere e interessati all’accumulo di denaro. «Dobbiamo cambiare, anche dentro e fuori il Vaticano», dice il vescovo, «ognuno di noi deve diventare più giusto e onesto. Solo così, cambiando ognuno di noi, rendendoci giusti, onesti, cercando il volto della misericordia che è il volto di Cristo, si può cambiare il presente. Siate santi, perfetti, giusti, siate onesti e misericordiosi», esorta Cipollone, «chiedetevi poi “cosa dobbiamo fare” e troverete le risposte negli altri. La misericordia è dare, condividere, aprirsi verso gli altri». Per il prelato questo anno santo straordinario deve essere un’occasione per aprirsi alla conversione e al rispetto reciproco. A sentire le parole di Cipollone ci sono anche gli scout, le associazioni come l’Unitalsi e un gruppo di detenuti del carcere di Villa Stanazzo. Nell’anno della misericordia il carcere ha un ruolo importante, lo ricorda anche papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo. Proprio dal personale del carcere frentano il pontefice è stato -di nuovo- invitato in città, a visitare la diocesi che ha definito “terra beata”. Terra che vedrà l’apertura di altre due porte sante con solenni cerimonie: il 19 dicembre, alle 18,30, sarà la volta del santuario di san Francesco, definita santa in quanto custode del primo miracolo eucaristico riconosciuto dalla Chiesa cattolica. Lunedì 21 dicembre, alle 18, aprirà infine la porta della cattedrale di San Tommaso a Ortona.

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