La protesta delle famiglie: «Si salvi la Reumatologia»

3 Maggio 2022

Genitori e figli in piazza contro il rischio di declassamento del reparto pediatrico Il grido d’allarme per il centro teatino: «È l’unico in Abruzzo, va potenziato» 

CHIETI . Mamme e papà stretti ai loro bimbi affetti da patologie immunodepressive a rischio vita. Con le lacrime agli occhi, i cartelli sorretti da piccole mani “Non chiudete il reparto, aiutateci” e gli striscioni, intere famiglie, un centinaio di persone, sono scese in strada ieri mattina in piazza Unione a Pescara davanti alla Regione, per protestare contro il rischio declassamento dell’unico centro abruzzese (gli altri due hanno sede al Gaslini di Genova e al Bambin Gesù di Roma) specializzato in Reumatologia pediatrica che si trova all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Nel reparto, aperto sei anni fa al settimo livello, c’è una sola dottoressa, Luciana Breda, ad occuparsi col suo staff di 400 pazienti, da zero a 18 anni, colpiti da artrite idiopatica, febbre reumatica, vasculiti, osteomieliti croniche, lupus eritematosi, connettiviti, febbri mediterranee, cardiopatie reumatiche, infezioni dell’osso, malattie rare. «Patologie con le quali si rischia la vita», si disperano i genitori che chiedono «il potenziamento del reparto e non la chiusura».
A manifestare con le famiglie il vice presidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari che ha chiesto l’intervento del presidente della Regione, Marco Marsilio, attraverso il suo portavoce Fabio Capolla, che ha ascoltato le istanze dei manifestanti. L’assessore alla salute, Nicoletta Verì, ha fatto sapere che presto incontrerà le famiglie. «Aperta a novembre 2016», spiega Pettinari, «sulla struttura pende una bozza di deliberazione numero 463/C del 2021 sulla riorganizzazione della rete ospedaliera che intende declassare la Uosd (Unità operativa semplice dipartimentale) a Uos (Unità operativa semplice ambulatoriale)». «Una decisione scellerata», affondano i genitori sostenuti dall’associazione Arara, guidata da Luigi D’Alessandro, «che, se venisse approvata dalla Regione, farebbe perdere al centro la sua autonomia organizzativa rispetto al reparto di Pediatria e non avrà più a disposizione il solo medico dedicato, la dottoressa Breda, che è il nostro unico punto di riferimento, conosce bene i bambini, ed è disponibile a tutte le ore». Punto di riferimento anche per le famiglie che hanno figli over 18 e che altrimenti «non saprebbero dove andare a fare le cure».
Centinaia di famiglie macinano chilometri, provenienti da tutta la regione ma anche da Marche, Puglia, Molise, Calabria, Lazio e dal nord, per fare i viaggi della speranza ogni due settimane e consentire le terapie (controlli, prelievi, infusioni) salvavita ai piccoli.
«Farmaci che non passa l’assistenza sanitaria e paghiamo di tasca nostra», rivelano. Alcune mamme, come Paola Di Lello, docente di ingegneria di Vasto, madre di Antonio, hanno dovuto rinunciare al lavoro per assistere i figli in ospedale. Piange a dirotto Sofia, 8 anni, di Casalbordino: «Stare in quel reparto mi fa sentire bene, non voglio che chiuda», dice abbracciata a mamma Alessandra Santini. Gianluca, 8 anni, ha fretta di andarsene a casa. Mamma Alessandra Sola, di Santa Teresa, racconta che «ero scoraggiata, mio figlio scendeva le scale una gamba alla volta. Per quattro anni ha avuto dolori alle ginocchia, ce ne sono voluti due per arrivare ad una diagnosi e il consulto in reparto è stato quello decisivo. Finora abbiamo speso 700 euro al mese di fiosterapia». Stesso calvario per i figli di Mariano Ricci di Fossacesia e Massimiliano Rossi di Francavilla.
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