La Provincia condannata a risarcire 263mila euro fa ricorso in Cassazione

8 Maggio 2021

L’ente nei guai per un mazzo di chiavi non riconsegnato ai proprietari del palazzo preso in affitto per ospitare gli uffici. Il presidente Pupillo: «Abbiamo ragione noi»

CHIETI. È ancora battaglia giudiziaria su palazzo Marchionne. Dopo la condanna a risarcire i proprietari con oltre 263mila euro, la Provincia – che ha avuto in affitto i locali di piazza Valignani – annuncia il ricorso in Cassazione. «La sentenza di primo grado», dice il presidente dell’ente Mario Pupillo, «aveva riconosciuto le nostre ragioni. Voglio evidenziare che questa amministrazione ha operato, negli anni, una tenace e scrupolosa razionalizzazione delle proprie sedi chiudendone alcune periferiche: oggi gli uffici della Provincia di Chieti sono collocati esclusivamente in edifici di proprietà». L’ente dovrà versare i canoni di locazione per il periodo che va dal febbraio del 2015 all’aprile del 2018, ovvero un lasso di tempo durante il quale non ha utilizzato la struttura, lasciata vuota già dal 2011. Il motivo? Dopo aver risolto il contratto, scrivono i giudici aquilani, l’ente non «si è neppure preoccupato di indicare il luogo della consegna delle chiavi», dunque non ha messo i fratelli Arturo e Dino Marchionne «nella condizione di riavere effettivamente la cosa locata». Ma Pupillo non ci sta: «In primo grado, il tribunale di Chieti ha riconosciuto come la Provincia abbia fatto tutto il necessario per consentire ai proprietari di poter usufruire dell’immobile, ritenendo non decisiva la riconsegna delle chiavi, comunque eseguita dall’ente, e tenuto conto che la Provincia abbia anche provveduto a versare ai proprietari quanto dovuto per il ripristino dei locali». Pupillo ha dato mandato agli avvocati di ricorrere in Cassazione, anche alla luce «degli orientamenti giurisprudenziali che hanno determinato il giudice di primo grado a respingere le richieste dei proprietari dell’immobile. Confido che la Suprema corte riconosca il buon operato della Provincia e convenga sul fatto che il risarcimento chiesto dalla controparte sia, nell’iter complessivo della vicenda, eccessivo, soprattutto in considerazione dell’andamento degli affitti in città». E ancora: «Ristorare i proprietari per la mancata locazione nel periodo contestato allo stesso canone stabilito all’atto della stipula del contratto, significa dare per scontato che l’immobile sarebbe stato certamente locato a un prezzo molto più alto di quello medio del mercato attuale per gli immobili di quella tipologia e ubicazione. Invece, a tutt’oggi, nonostante la struttura sia nel pieno possesso dei proprietari, risulta ancora inesorabilmente sfitta», conclude Pupillo.