Palmoli

La psicologa anti famiglia del bosco si difende: «Quei post li ho pubblicati come persona e non da professionista»

23 Febbraio 2026

Valentina Garrapetta condivideva messaggi critici contro i Trevallion in cui si dà del cialtrone a chi li appoggia. Gli avvocati dei genitori pronti a ricusarla

PALMOLI. Dovrebbe stilare una perizia terza, ma è già arruolata nella curva sud degli «odiatori» della famiglia del bosco. È bufera sulla psicologa Valentina Garrapetta, che sta assistendo la consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli nei test su Catherine Birmingham, sul marito Nathan Trevallion e sui loro tre figli, lo scorso 20 novembre prelevati dalla casa di pietra di Palmoli e collocati in una struttura protetta a Vasto. Il quotidiano La Verità ha scoperto che, prima di assumere l’incarico nell’ambito del procedimento avviato dal tribunale per i minorenni dell’Aquila, Garrapetta ha condiviso su Facebook alcuni messaggi fortemente critici e caustici nei confronti della coppia anglo-australiana, in cui i due genitori vengono sbeffeggiati e chi li difende è accusato di cialtroneria. La professionista, contattata dal Centro, ha commentato così: «Questi post sono stati pubblicati con la mia pagina personale: in questo caso rispondo in quanto professionista, non come persona. Non ho nulla da aggiungere». Tradotto: nessun passo indietro, men che meno un pentimento.

Il post più significativo risale allo scorso 30 novembre, quando Garrapetta ha rilanciato – accompagnandolo con la scritta in maiuscolo: «Sante parole!», dunque appoggiandone in toto il contenuto – un lungo articolo comparso sulla pagina Abolizione del suffragio universale, in merito alla casa offerta gratuitamente dal ristoratore Armando Carusi alla famiglia del bosco. Nell’articolo in questione si legge testualmente: «La fiaba esotica della famiglia nel bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio a chi chiedeva 150mila euro ai servizi sociali per poter accertare lo stato di salute dei figli tramite analisi del sangue. Giorni e giorni di speciali, interviste, servizi strappalacrime. Sembrava quasi che l’Italia avesse trovato i suoi nuovi eroi nazionali: due adulti benestanti che, per scelta, hanno deciso di far vivere i bambini senza riscaldamento, senza condizioni igieniche e senza scuola. E guai a dirlo: eri subito il nemico della libertà, il paladino del “sistema”, quello che “vuole ingabbiare la natura”.

Poi arriva la parte surreale. La gara di solidarietà. Con gente che fatica a mettere la benzina in macchina, file alle mense, famiglie che dormono in auto, per questa coppia anglo-australiana, ben più attrezzata di tanti italiani, spunta dal nulla un casolare gratis. Con pozzo, panorama bucolico e perfino gli attrezzi antichi “che a Nathan piacciono moltissimo”. Lei incantata dai camini, lui in estasi perché può filare la lana come nel 1800. E la cosa più tragica è che il Paese ci è cascato in pieno. Tutti affascinati dalla favoletta della vita selvatica, mentre i servizi sociali facevano semplicemente quello che prescrive la legge: garantire ai bambini caldo, cure, istruzione, socialità. Roba basilare, non “ideologia woke”».

L’articolo, rilanciato da Garrapetta, prosegue: «La verità è che questa storia dice qualcosa su di loro e moltissimo su di noi. Perché in un Paese dove c’è chi non riesce a pagare un affitto o una bolletta, vedere una famiglia benestante coccolata come se fosse vittima di persecuzione è stato un test perfetto del nostro “cuore d’oro”: quello che batte fortissimo purché la fiaba sia abbastanza pittoresca. A questo punto quasi quasi iniziamo anche noi: domani scaviamo una buca in un giardino condominiale, ci piantiamo una tenda canadese, caghiamo sotto le stelle e aspettiamo che qualcuno ci porti un bilocale vista mare. Va bene anche con camino e bagno a secco, che vanno tanto di moda». Questo post, però, ieri mattina è magicamente sparito dalla pagina Facebook di Garrapetta.

Resta visibile, invece, quello in cui la psicologa condivide un post del filosofo del diritto Guido Saraceni, in cui è scritto: «Avviso agli studenti di diritto di famiglia. Chiunque tra voi avesse scritto sulla propria bacheca “ha ragione Salvini: non si possono sequestrare i pampini, i magistrati e gli assistenti sociali non devono rompere le scatole!!!!” o altre corbellerie simili, è pregato di recarsi urgentemente in segreteria studenti per firmare il modulo 49M e chiedere di essere immediatamente trasferito al corso di studi in Fenomenologia Applicata delle Sagre Paesane - Italiane ed Estere. Gli articoli 15 e 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia stabiliscono chiaramente il diritto dei bambini ad avere una vita sociale con i propri pari. Prima di sparare giudizi sul lavoro di magistrati e assistenti sociali bisognerebbe aver letto bene tutte le carte ed assicurarsi di possedere un minimo di competenza giuridica o psicologica in materia. Il Tribunale e gli assistenti sociali stanno portando avanti, da mesi, un delicatissimo e prezioso compito. Lasciateli lavorare in pace. Cialtroni».

Nell’ultimo post “incriminato”, Garrapetta condivide un messaggio in cui si legge: «E sulla famiglia del bosco cos’hai da dire? Più o meno quello che diceva Wittgenstein», ovvero: «Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». A questo punto è probabile che gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, i legali dei genitori del bosco, già nelle prossime ore ricuseranno Garrapetta, chiedendo al tribunale di revocarne l’incarico. Qualora l’istanza della difesa venisse accolta, i test già somministrati dalla professionista a Nathan e Catherine dovranno essere ripetuti.

Riepilogando: stando a quanto da lei stessa dichiarato, esistono due Garrapetta. La Garrapetta psicologa, che giura terzietà, e la Garrapetta persona, che ha già censurato Catherine e Nathan dandoli in pasto ai social. Siamo sicuri che questa professionista, che promette di scindere l’aspetto lavorativo dalle convinzioni personali, sia in grado di giudicare con imparzialità la famiglia del bosco?

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