La rabbia dei residenti «Abbandonati da tutti»

26 Luglio 2017

Viaggio tra le palazzine dove l’ex muratore è morto folgorato

CHIETI. «Ci sentiamo abbandonati. Ci hanno dimenticati tutti, dall’Ater al Comune». Siamo tornati in via Sallustio, tra le palazzine Ater dove cinque giorni fa è morto Giustino Ciammaichella che nel quartiere era un punto di riferimento, grazie alla sua disponibilità nell’aiutare tutti. I residenti del gruppo delle sei palazzine bianche con i garage verdi, 64 famiglie in tutto, si sono rivolti al Centro per denunciare lo stato di degrado e abbandono in cui è stata lasciata la zona. La prima cosa che si nota sono i marciapiedi e cortili interni impraticabili: l’incuria e soprattutto le radici degli alberi hanno creato buchi, dossi e avvallamenti pericolosissimi, soprattutto per le persone anziane. «Chi non cammina bene, deve farsi accompagnare anche solo per uscire di casa», dice Massimo Del Plavignano, uno dei residenti. Di fronte a una delle palazzine ci mostra un rivolo d’acqua maleodorante: «È fogna», dice, «l’Ater è intervenuta per ripararla a maggio scorso, ma è nuovamente rotta. A questo punto due inquilini si sono dati da fare di propria iniziativa per cercare di alleviare il problema. Ma è comunque una situazione insopportabile». In corrispondenza della fogna, davanti a un garage, si vede un profondo avvallamento del terreno che ha scrostato le grosse mattonelle, probabilmente provocato dalla rottura della tubatura fognante. L’acqua delle fognature, poi, sembra attirare gli animali, dalle zanzare ai topi. I condomini raccontano di topi particolarmente grandi e aggressivi. «La notte è un via vai. Uno si è attaccato alla gonna di un’anziana signora e lei si è difesa colpendolo ripetutamente con un giornale», dice una residente, che mostra le grate di ferro che gli inquilini hanno applicato ai canali di scolo per sbarrare loro il passo. Continuiamo il giro tra buche, muri scrostati, erba alta, ringhiere rotte, grondaie a pezzi e lamentele dei residenti. Mostrano un muro pericolante: «Ci hanno messo una recinzione che non permette di avvicinarsi, ma poi non hanno fatto più nulla». Alla fine del muro c’è un grosso albero che appare precario quanto il muro: ha rotto con le radici l’alto basamento che lo circondava e ora rischia a sua volta di cadere. Due anni e mezzo fa il consigliere comunale Mario De Lio aveva acceso i riflettori sulla situazione di via Sallustio, ma poi tutto è rimasto uguale. «Dall’Ater ci dicono sempre che non hanno soldi», dice un’altra residente, «il portone di casa me lo sono riaggiustata a mie spese, ma ho chiesto tre anni fa di riparare le tapparelle bucate dalla grandine e nessuno mi ha risposto». I condomini si danno da fare come possono anche rimettendoci di tasca loro. Proprio Giustino Ciammaichella era uno di quelli più attivi da questo punto di vista: era generosissimo e faceva un po’ di tutto. Ma c’era una cosa che temeva particolarmente: «Non lavorava mai con la corrente elettrica», dice chi lo conosceva bene, «ne aveva una vera e propria paura». Per questo la sua morte, oltre al vuoto lasciato nel quartiere, suscita interrogativi e perplessità.