La Sevel torna a produrre dopo un mese di fermo

22 Settembre 2021

Fine dello stop forzato in azienda: la ripresa delle attività dal turno di ieri sera Ma è ancora polemica, i sindacati: «Dal 1° ottobre 300 operai senza lavoro»

ATESSA. Dopo oltre 60 turni di lavoro persi e quasi un mese senza lavorare, ieri sera nel turno delle 22.15 Sevel ha ripreso a far girare le catene di montaggio. Lo stop forzato, forse tra i più lunghi degli ultimi anni, si era interrotto questo mese solo lo scorso 7 settembre e i due turni successivi per la visita del ceo di Stellantis, Carlo Tavares. A causare la drammatica situazione di sospensione produttiva è la mancanza di semiconduttori, noti anche come microchip o circuiti integrati, che rappresentano il “cervello” di tutte le componenti elettriche dei veicoli. Da luglio la produzione ha cominciato a subire i pesanti contraccolpi (16 turni saltati) di una crisi che sta interessando il settore automotive mondiale e non solo.
Di microchip, infatti, è pieno ogni aspetto della vita quotidiana, dai computer ai cellulari, fino a televisori, macchinari di ogni genere, pannelli fotovoltaici. La produzione di questo materiale da anni è concentrata in Asia, ma le fabbriche, che producevano con il sistema del magazzino, da un lato hanno sempre avuto problemi di approvvigionamento delle materie prime (cobalto e litio le cui estrazioni si concentrano in pochi Paesi del mondo come Congo, Cile, Argentina e Bolivia in precarie e drammatiche condizioni di sfruttamento della manodopera, anche infantile), e dall’altro hanno subito il pesantissimo contraccolpo del lockdown da Covid-19. Il risultato è una corsa ad accaparrarsi poche, costosissime commesse, e migliaia di siti produttivi in difficoltà, con il mondo automotive quasi del tutto fermo.
Sevel nelle ore scorse è riuscita ad accaparrarsi la fornitura di qualche migliaio di pezzi, tramite un volo charter, per garantire la produzione almeno fino a fine settimana. Ma si procede a singhiozzo. Da settimane si susseguono messaggi di mancata ripresa della produzione e anche per la ripartenza di ieri sera si è temuto fino all’ultimo che potesse saltare. «A pagare sono sempre i più deboli», denunciano i vertici regionali delle organizzazioni sindacali Nidil, Felsa e Uiltemp, «circa 300 lavoratori somministrati dei 730 attualmente occupati, dal 1° di ottobre non torneranno più in fabbrica e rimarranno senza lavoro. Le scelte messe in campo da Stellantis stanno vanificando gli sforzi e l’impegno profuso dagli operatori, creando perdite in un settore che utilizza fondi auto-prodotti dalla somministrazione stessa. Non si vuole certo negare questo momento di instabilità che il settore dell’automotive sta vivendo a livello mondiale, ma riteniamo importante non sottovalutare che le scelte industriali di un’azienda come Sevel avranno una ricaduta pesante su quelle dell’indotto».