La sorella: gli tagliarono le gomme qualcuno ce l’aveva con Antonio

Sandra svela un dettaglio: «Danneggiarono l’auto di mio fratello: fu lui stesso a raccontarmelo La sospensione dal lavoro per concussione? Era innocente, ha sempre fatto il suo dovere»
CHIETI. «Due anni fa Antonio trovò le quattro gomme della macchina tagliate. Ricordo ancora quando mi raccontò dell’episodio: era uscito dal barbiere. Gli chiesi chi poteva essere stato, ma rispose di non saperlo». Sandra Cianfrone è la sorella di Antonio, il maresciallo di Mozzagrogna ucciso mercoledì scorso, a colpi di pistola, mentre faceva jogging sulla pista ciclopedonale di Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno. Sandra, piegata dal dolore, parla dalla sua casa di Santa Maria Imbaro e non riesce a dare una spiegazione a un agguato, quello compiuto da due killer in moto con i caschi integrali, che evoca scenari da criminalità organizzata: «Anche per noi è tutto un mistero. Ti fai tante domande e congetture, ma non ti sai dare una risposta».
Nel 2015 Cianfrone, vice comandante della stazione di Monsampolo del Tronto, era stato sospeso dopo essere rimasto coinvolto in un’inchiesta per concussione. Da quel momento, non era più tornato in servizio. Ma lui ha sempre respinto con forza ogni accusa. «Antonio faceva il suo lavoro con grande senso del dovere. Era molto operativo, non si faceva scappare nulla. Forse qualcuno ce l’aveva con lui e ha voluto fargliela pagare per qualche vicenda relativa al passato. Ma è solo una mia ipotesi. Di certo, non si sentiva in pericolo. Aveva una grande lacerazione nell’animo, per la storia della sospensione, ma conduceva una vita normale. Posso confermarlo perché ci siamo sentiti per messaggio fino a un paio di giorni prima dell’omicidio. Ho chiesto anche a chi viveva con lui: la compagna mi ha raccontato che il suo umore era buono e avevano scherzato fino alla notte precedente. Insomma: non dava in alcun modo l’impressione di essere una persona preoccupata. Basti pensare che, la settimana prima del delitto, è andato a correre tutte le mattine con la figlia. Se avesse avuto qualche sospetto, non l’avrebbe mai messa a rischio». Sandra torna sulla vicenda giudiziaria del fratello. «Il suo avvocato ci ha ribadito che le accuse nei confronti di Antonio non avevano le gambe per camminare. Lo stesso legale aveva detto a mio fratello di stare tranquillo, che tutto si sarebbe concluso in un nulla di fatto e che avrebbe potuto riprendere regolarmente il servizio come carabiniere».
Adesso sono in corso accertamenti da parte degli investigatori anche sui conti correnti della vittima. «Dopo la sospensione, Antonio prendeva lo stipendio ridotto da carabiniere. Per arrotondare, negli ultimi due o tre anni stava collaborando con una concessionaria del posto. Lui si occupava di prendere le macchine all’estero, generalmente in Germania. Ma, negli ultimi cinque o sei mesi, mi ha detto che se ne stava occupando solo sporadicamente». La donna lancia un appello: «Nessuno potrà ridarci indietro Antonio, ma noi vogliamo giustizia. Lo meritano soprattutto i miei nipoti, che hanno dovuto perdere il padre in un omicidio così efferato. Chi ha visto qualcosa non esiti a contattare i carabinieri, magari facendosi avanti anche in maniera anonima».
Oggi dovrebbe essere affidata l’autopsia. Nei prossimi giorni i funerali verranno celebrati a Mozzagrogna. «Antonio amava la sua terra», racconta Sandra. «La morte di nostra madre per lui era stata una mazzata tremenda: era legato a lei in modo viscerale. Qualche settimana prima di morire, su Facebook, le ha dedicato un messaggio dicendo che avrebbe dato la vita per raggiungerla. Ma non doveva succedere in questo modo. Spero solo che il “mio” Antonio non abbia sofferto».
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