La Thales protesta per un turno e i clienti attesi non si vedono
Lavoratori fuori dalla fabbrica e uffici vuoti: nessuno tra gli acquirenti francesi e arabi è arrivato Di Nisio (Fiom-Cgil): l’azienda discrimina sull’uso della cassa integrazione attivata unilateralmente
CHIETI. Lavoratori nello spiazzo dello stabilimento e uffici vuoti. I dipendenti della Thales spa, azienda dello Scalo specializzata in progetti e in studi di ricerca per conto del ministero della Difesa, ieri mattina hanno incrociato le braccia per l’intera durata del turno di lavoro, ovvero dalle 8 del mattino alle 16,45 del pomeriggio. Una protesta forte, l’ennesima da quando è scattata una vertenza che vede in bilico, di fatto, tutti e 99 i lavoratori della sede Thales di Chieti, arrivata in un giorno particolare.
Ieri, infatti, erano in programma una serie di collaudi propedeutici alla firma di importanti contatti con clienti francesi e arabi interessati ad acquisire la “Radio del soldato”, ed è iniziata la cassa integrazione ordinaria per 56 dipendenti. Lo sciopero porta la firma in calce della Rsu della Thales rappresentata da Simone Di Nisio e Mario Pierdomenico della Fiom Cgil e da Carlo Caprari della Uilm. «L’azienda è ricorsa ad un uso discriminatorio della cassa integrazione ordinaria, peraltro attivata in maniera unilaterale. Basti pensare», lamenta Di Nisio, «che ci sono lavoratori che resteranno a casa per quattro giorni a settimana ed altri per appena mezza giornata. È chiaro, a nostro avviso, l’intento della società di emarginare alcuni dipendenti». Per questo è stato proclamato uno sciopero, a cui hanno aderito tutti i dipendenti Thales, che era nell’aria da giorni. O meglio, era stato ipotizzato dai sindacati già all’indomani del tavolo di confronto che si è svolto la scorsa settimana con i vertici di Thales Italia nella sede di Confindustria di Chieti-Pescara.
«Ci sono stati altri scioperi da quando è partita questa grave vertenza occupazionale ma», spiega Di Nisio, «questa volta il significato è doppio». Il motivo è presto detto: ieri mattina era annunciata la presenza di clienti francesi e arabi per il collaudo della “Radio del militare”, progetto lanciato negli anni scorsi dal ministero della Difesa e sviluppato, con successo, dallo stabilimento Thales di Chieti. Ma nessun acquirente si è visto ai cancelli dell’azienda, presidiata dai lavoratori che hanno issato striscioni e distribuito volantini informativi. Un imprevisto che, evidentemente, non è stato preso bene dall’entourage della Thales che ha mandato in cassa integrazione ordinaria 56 lavoratori dopo la minaccia, neanche troppo velata, di licenziarne 32.
I licenziamenti in tronco, per adesso, sono scongiurati anche se non ci sono certezze per il futuro della sede Thales di Chieti. I sindacati temono che l’azienda venga smantellata con le principali attività dirottate nello stabilimento di Sesto Fiorentino. Dove la società ha accentrato la maggior parte dei servizi.
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