La voragine sotto il Corso arginata dalla cattedrale

I tecnici incaricati dal Comune: le pareti della Madonna del Ponte come barriere Emergenza tamponata con pietrisco e soletta in cemento, georadar dopo le feste
LANCIANO. È la cattedrale della Madonna del Ponte a reggere tutta la parte bassa di corso Trento e Trieste, dai portici comunali, compresi tutti i palazzi e il terrapieno presente sotto il manto stradale, piazza Plebiscito e fino a via Salita della Posta. Le pareti della basilica dedicata alla patrona di Lanciano fanno letteralmente da argine ad una situazione di dissesto molto grave che si sta verificando da qualche anno nell’ultimo tratto del Corso e sfociata, lo scorso 16 agosto, nel crollo di una grossa porzione di terreno sotto i magazzini dei locali Josephine e Martelli, appartenenti al complesso dell’ex Modernissimo. È la prima radiografia della situazione di emergenza che sta interessando il centro cittadino, fornita dai tecnici comunali incaricati dall’amministrazione, l’ingegnere Pasquale Di Monte e il geologo Luigi Carabba.
LE PRIME SOLUZIONI. Il riempimento della voragine, profonda circa 120 metri quadri, come due stanze di ampie dimensioni messe insieme, ha riguardato l’utilizzo di circa 180 metri cubi di pietrisco. «Si tratta», spiegano i tecnici, «di materiale di ottima qualità, incomprimibile, che dovrebbe assicurare la tenuta del manto stradale in questi mesi fino a che non potremo intervenire con indagini più approfondite». Dopo questo primo intervento di messa in sicurezza si procederà al posizionamento di una piattaforma, ovvero una soletta di cemento armato di 10 metri quadri di ampiezza e 40 centimetri di spessore. Questo consentirà di ricreare dei punti di appoggio alle pareti laterali dato che, come accertato, la struttura manca completamente di fondazioni.
IL RISCHIO SFIORATO. «Se non ci fosse stata la cattedrale», dice l’ingegnere Di Monte, «non staremmo qui a parlare con tanta serenità del problema». Anche il fatto che il crollo sia stato abbastanza circoscritto ha evitato che, data l’assenza di fondamenta dell’ex Modernissimo, l’intera struttura implodesse trascinandosi dietro anche le palazzine adiacenti.
IL SOTTOSUOLO. Ciò su cui si dovrà intervenire è la regimentazione delle acque. Al momento è impossibile capire quanta acqua sta gonfiando e dilavando il terreno da riporto sotto il Corso e da dove proviene. Non ci sono mappature dei sistemi idrici e fognari e non si conosce il grado di efficienza di queste tubature. Le uniche mappe precise di ciò che c’è sotto il pavimento del Corso sono state fornite da Rete Gas, Telecom e Enel. Si sa che ci sono due fogne che corrono vicino al marciapiede destro e sinistro del Corso, ma potrebbero esisterne anche altre al centro. Sotto il cuore di Lanciano corrono inoltre due importanti aste torrentizie, come ricorda il geologo Carabba. Una arriva nel Fosso Pietroso e l’altra in via Corsea, non a caso le zone a più alto rischio idrogeologico attualmente presenti nel centro cittadino.
I NUBIFRAGI. In una situazione di quasi totale incertezza come si farà a prevedere che il Corso regga ad un violento nubifragio? «Stiamo impermealizzando la zona di raccordo tra la strada e il marciapiede per limitare la penetrazione dell’acqua», spiega ancora Di Monte, «e saranno tappate alcune griglie di raccolta in prossimità dei marciapiedi. L’acqua bypasserà il Corso per finire in piazza Plebiscito.
LA SICUREZZA. Intanto restano inagibili i locali coinvolti dal crollo e resta chiusa al traffico la porzione di carreggiata già transennata. I prossimi studi, che ripartiranno subito dopo le Feste di Settembre, riguarderanno analisi con strumentazioni specifiche tipo georadar e il posizionamento di sensori. Questo, tuttavia, solo una volta che saranno ripristinate le condizioni per operare in sicurezza. Il Corso però regge. I carotaggi effettuati in questi giorni hanno evidenziato che la zona del crollo è circoscritta all’area messa in sicurezza. «Inoltre», spiegano i tecnici, «ci sono state delle prove di carico involontarie con l’uso di camion da 40 tonnellate ognuno. Abbiamo cercato in mille modi di escludere altre cavità che non sono state rilevate». Le Feste dunque si svolgeranno normalmente. Subito dopo si metterà mano all’emergenza.
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