«La zona industriale va spostata» Ma gli imprenditori dicono no

19 Luglio 2023

Nelle carte del Piano territoriale di coordinamento è previsto l’arretramento dell’area di Punta Penna AssoVasto: «Dovremmo traslocare a Pagliarelli? È un tornare indietro di 20 anni. Vogliamo chiarimenti»

VASTO. Clima infuocato nella zona industriale di Punta Penna e non solo per colpa di Caronte e dell'anticiclone africano. A scaldare gli animi è il Piano territoriale di coordinamento provinciale presentato venerdì scorso dalla Provincia. Il piano, che disciplina la gestione e vocazione delle aree provinciali, al paragrafo in cui tratta di aree naturalistiche e industriali, prevede l'arretramento della zona industriale di Punta Penna. La zona individuata per le attività industriali è contrada Pagliarelli, un'area che al momento non ha i servizi necessari alle industrie. È un'area a vocazione agricola che andrebbe ridisegnata e adeguata. La cosa che ha provocato maggiore preoccupazione è che il piano non prevede una espansione o allargamento dell'area industriale. «Ciò significa che tutte le fabbriche attualmente vicine alla Riserva di Punta Aderci dovrebbero traslocare?», chiedono il presidente e il direttore di AssoVasto, Alessandro Grassi e Giuseppe La Rana. «A parte i costi abnormi, sarebbe come tornare indietro di 20 anni. Sono necessari chiarimenti», afferma l'associazione di industriali.
Dello stesso avviso Confindustria. Gli industriali sono pronti a salire sulle barricate. Anche perché la stessa Regione riconosce che Punta Penna, grazie anche al porto, sta vivendo un momento d'oro. Piovono lavori e investimenti. «Grazie alla Zana economica speciale (Zes) e al lavoro fatto dal commissario Mauro Miccio, piovono richieste di insediamenti a Punta Penna», conferma l'AssoVasto ricordando che il gruppo industriale Arvedi ha investito milioni per il recupero del fabbricato occupato dalla ex Sider Vasto. La logistica è in crescita. Una importante azienda di Arcore è interessata a Punta Penna e la società di autotrasporti Cianciosi si è appena insediata a Vasto. «Quanto previsto dal Piano territoriale di coordinamento provinciale è in contrasto con quanto fatto negli ultimi mesi dalla Regione e può rivelarsi fortemente dannoso per l'economia del territorio», tuonano gli industriali che hanno tempo fino a lunedì 24 luglio per presentare le osservazioni e le controdeduzioni.
Piuttosto scettiche anche altre associazioni professionali del territorio. Boccia il piano l'ingegnere Edmondo Laudazi, coordinatore del movimento civico Il Faro, definendolo «un prolisso elaborato, predisposto senza valutazione critica preliminare di tutto ciò che è accaduto nella provincia con la gestione del Piano già vigente da circa 20 anni e del perché è necessario procedere ad una sua urgente revisione. È una proposta di Piano di coordinamento», afferma Laudazi, «che non dice nulla di nuovo sulle materie di stretta competenza provinciale come viabilità, istruzione, salvaguardia ambientale delegata, piani delle attività produttive, ma che invece si limita a far scattare solo una normativa di salvaguardia edilizia, che blocca tutta la pianificazione esistente e di progetto, introducendo il ricorso a un ulteriore passaggio di nebulosa “coerenza”, a valere anche sulle pratiche già “conformi” agli strumenti urbanistici vigenti».
Insomma, l'argomento ha acceso un vivace dibattito e provocato moltissime reazioni.
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