Lama, il partigiano eroe sfratta la targa del gerarca

4 Gennaio 2016

Il sindaco Amorosi e la sua giunta rendono omaggio a Provino Angelucci Dalla via del paese sparisce il nome del fascista Luigi Razza ministro del duce

LAMA DEI PELIGNI. Cambio di toponomastica per una strada del paese arroccato sulle pendici orientali della Maiella: un giovane partigiano lamese, Provino Angelucci, prende il posto del gerarca fascista Luigi Razza. L’oblio del tempo, questa volta, non è riuscito ad annullare il ricordo del sacrificio di tanti uomini e donne, soprattutto giovani, che lottarono per contribuire a liberare l’Italia dal nazi-fascismo. Scelte come quelle della giunta comunale di Lama dei Peligni, non nuova a dir il vero a certe decisioni, servono per fare arrivare alle nuove generazioni un chiaro messaggio d’ideali e coerenza difesi spesso con la vita. “Via Provino Angelucci – Partigiano della Brigata Maiella già Via Luigi Razza”, questa la nuova toponomastica che inizia da via Nazionale Frentana e termina in via XXI Aprile.

PARLA IL SINDACO. «La Storia si scrive con la Coscienza dei Popoli... anche nella Valle Aventino», afferma il sindaco di Lama dei Peligni, Antonino Amorosi, che aggiunge: «Il nostro Comune da qualche tempo ha intitolato due strade agli altri partigiani caduti in battaglia: Donato Ricchiuti colpito a morte al Colle delle Ciavole lungo la strada per Taranta Peligna e Domenico Madonna deceduto nella Battaglia di Pizzoferrato. Le vicende di Provino Angelucci sono state ricostruite di recente, grazie al lavoro di ricerca svolto da Mario Amorosi, appassionato di storia locale, e dal Comune di Lama che ha recuperato notizie dai familiari del partigiano e il materiale messo a disposizione da Lucio Laudadio figlio del sottotenente della Brigata Majella Pasquale Laudadio, comandante del plotone che realizzo l’impresa impossibile di conquistare Monte Mauro in Emilia Romagna provincia di Ravenna, avvenuta all’alba del 16 dicembre 1944.

Questa titolazione a un patriota ed eroe di guerra, è sia un modo per dare onore a chi combatté per la nostra libertà sia un monito e un esempio per le nuove generazioni».

CHI ERANO? Luigi Razza nasce a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia) nel 1892. Terminati gli studi liceali, si trasferisce a Milano, dove si laurea in legge. Allo scoppio della prima guerra mondiale parte volontario e viene decorato con due croci di guerra al valor militare. Finita la guerra, a Trento, diventa redattore del giornale socialista Il Popolo e segretario dei Fasci d'azione di Milano. Particolare attenzione Razzi la dedicò allo stato di miseria dei contadini e degli emigranti del sud, costretti a lasciare la propria terra in cerca di un lavoro. Con l'ascesa del fascismo, aderisce ai nuovi ideali politici, divenendo, dopo la Marcia su Roma, membro del Gran consiglio del fascismo e del Consiglio nazionale delle corporazioni.

Il 24 gennaio 1935 fu nominato Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Mussolini, carica che occupò fino al 6 agosto 1935, data della sua morte avvenuta in un disastro aereo nel cielo di Almaza (Cairo) mentre si recava in Eritrea. Provino Angelucci invece nasce a Lama dei Peligni il 24 novembre 1927. Aderisce fin da subito al primo gruppo costitutivo della banda partigiana “Brigata Majella”. Il 16 dicembre 1944, a diciassette anni, viene ferito nella battaglia contro gli occupanti tedeschi su Monte Mauro, nell’Appennino Tosco-Emiliano, spirando dopo lunghissima degenzea nell’ospedale civile di Bologna il 18 novembre 1950.

Il 26 aprile 1955 il ministero della Difesa su specifico impulso della Presidenza della Repubblica, conferì a Provino Angelucci la Croce al valor militare con la seguente motivazione: «Arruolatosi volontario in giovanissima età in una formazione di patrioti, partecipava con slancio e ardore a numerosi combattimenti contro forti nuclei avversari distinguendosi per coraggio e noncuranza del pericolo. Nel corso di un vivace combattimento, benché ferito persisteva nella lotta, contribuendo efficacemente al successo finale».

LA BATTAGLIA FATALE. Alle 23 del 15 dicembre 1944 l’artiglieria polacca inizia le operazioni, con grossi calibri, contro le linee tedesche sul Monte Mauro. Dopo un’ora tocca alla fanteria. I tedeschi aprono a loro volta il fuoco con gli spaventosi Nebelwerfer lanciati dai fianchi dei semiarticolati. I barellieri non hanno un attimo di tregua. Ettore Troilo decide che è arrivato il momento di far entrare in campo la “Majella” nell’impossibile impresa di conquistare Monte Mauro. Per farlo chiama a sé i veterani di Fallascoso, uomini abituati a muoversi agilmente in montagna. Questi “montanari” scalarono la parete rocciosa e presero di sorpresa le prime trincee della Wehrmacht; i quaranta tedeschi furono costretti alla resa. Improvvisamente il resto della compagnia, con un tiro incrociato, investe i fanti tedeschi. Altre azioni si susseguono simultaneamente e in modo impeccabile, «Tanto che» narra Marco Patricelli nel suo libro “I banditi della libertà, la straordinaria storia della Brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette”: «alcuni ufficiali della Wehrmacht caduti prigionieri, cavallerescamente, si congratulano con Troilo e i suoi uomini». Al comando polacco l’impresa della Maiella è accolta con manifestazioni di giubilo e non nascondono l’entusiasmo per il successo dei “fratelli d’armi”. In circa duecento parteciparono alla battaglia che è costata tre morti (Mario Popolari, contadino diciottenne di Colledimacine; Vincenzo Presutti, contadino, 27 anni, di Pratola Peligna; Vincenzo Tradardi, 36 anni, magistrato, sostituto procuratore a L’Aquila originario di Foligno che si era arruolato a ottobre dello stesso anno nella Brigata Majella, padre di cinque figli) e undici feriti.

GLI ALTRI EROI. Pochi anni fa a Lama furono titolate altre due vie a due lamesi partigiani della Brigata Maiella: Ricchiuti e Madonna. Il primo, autore di un commovente diario di guerra, morì a 24 anni, combattendo con la “Maiella” a Colle delle Ciavole, nei pressi di Lama dei Peligni ai primi di aprile del 1944. Aveva chiesto e ottenuto di partecipare all’azione, in sostituzione di un compagno. Domenico Madonna, studente di 22 anni, invece morì nella battaglia di Pizzoferrato che si combatté il 2 e 3 febbraio 1944. Il Comandante Troilo definì questa battaglia: «La più cruenta di tutte le altre, e in cui i patrioti hanno dato fulgida prova di eroismo e sacrificio, specie se si consideri che sempre esiguo è stato l’apporto dell’Esercito Alleato nelle operazioni militari e che i patrioti hanno partecipato alle operazioni stesse in situazioni di assoluta inferiorità, particolarmente per quanto si riferisce al loro equipaggiamento».

Le perdite della Brigata Maiella furono di 13 caduti, 7 feriti, 13 prigionieri. Fu l’inizio dell’epopea di giovani che vollero mettere in gioco la propria vita per la Libertà.