Lanciano, donna operata alla trachea resta senza l’assistenza a casa

Aldo Cerulli di Cittadinanzattiva invia un esposto contro il Distretto sanitario. Dal luglio toccherà ai familiari disinfettare la cannula che fa respirare la malata
LANCIANO. Assistenza domiciliare integrata (Adi)negata in città ad una anziana tracheostomizzata. É quanto denuncia il segretario di CittadinzAttiva Aldo Cerulli che continua a ricevere reclami di pazienti che in Adi, nelle ultime settimane, stanno ricevendo dal distretto sanitario di Lanciano l’annuncio della revoca del servizio. «Credo sia il momento che il Servizio Ispettivo Regionale faccia verifiche sui casi, magari anche controllando quanti Adi sono stati chiusi in questi ultimi sei mesi e con quali modalità» chiede Cerulli.
IL CASO. «I famigliari di una anziana si sono rivolti all’associazione dopo che dal Distretto hanno ricevuto la comunicazione che dal primo luglio, le medicazioni in Adi alla donna devono essere praticate dai parenti o dalla badante in quanto tramite l’Adi non si può» racconta Cerulli. “Va bene, ho pensato, non sarà una medicazione complessa. Invece ho scoperto che la paziente è tracheostomizzata, i parenti dovrebbero medicare la cannula, operazione che richiede una professionalità non indifferente». La donna ha avuto negli ultimi anni diversi episodi di insufficienza respiratoria, documentata da ricoveri ospedalieri. L'ultimo ha portato i medici ad eseguire la tracheotomia. Dopo mesi di degenza è tornata a casa con la prescrizione di ossigeno terapia 24 ore e ventilatore meccanico. «E’ in Adi e riceve medicazione della tracheotomia, fisioterapia respiratoria e motoria» precisa Cerulli «La cannula solo da pochi mesi viene sostituita a casa, da professionisti. Invece dal 1 luglio, a detta del distretto, le medicazioni della cannula le deve fare un familiare. Ma con quale professionalità un profano si può sostituire al ben più titolato infermiere ? Se tale minaccia si realizza, partirà il secondo esposto contro Asl e distretto».
L’ESPOSTO. Il primo esposto fatto da Cittadinanzattiva ha riguardato una paziente invalida al 100%,con numerose patologie, cardiopatica, diabetica, ipovedente, con deficit cognitivo, problemi renali, alla quale a giugno le era stata revocata l’Adi perché il distretto sanitario di Lanciano ha affermato che “la donna ha bisogno di servizi di tipo sociale che non competono alla sanità”. «Abbiamo fatto l’esposto, cosa che faremo anche per questo secondo caso, perché il quadro clinico della donna, il decreto Commissariale 107 del 20 dicembre 2013 prevedono che prima di comportare una revoca, “stabilita a tavolino” serve un approfondimento medico legale, attraverso una valutazione da parte dell’Uvm (previa visita a domicilio dei componenti incluso il medico di famiglia,il fisioterapista ed il chirurgo). Ove tale decisione fosse stata presa fuori dal rispetto di tale normativa ci troveremmo di fronte ad un atto unilaterale, non solo amministrativamente non corretto, ma anche ai limiti della legittimità».
LA VERIFICA. Cerulli nel primo esposto ha precisato che «avendo ricevuto molte lamentele da parte di altri utenti, oggetto di analoghi trattamenti, che non mi hanno comunque ancora formalizzato il loro reclamo, chiedo al direttore generale delle Politiche della salute di voler dare disposizioni affinchè il servizio ispettivo regionale predisponga eventuali verifiche sulle Adi chiuse negli ultimi sei mesi e con quali modalità, prima che il presente esposto e gli altri che potrebbero seguire, si trasformino in ipotesi di denunce penali».
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