Lanciano vuole Papa Francesco

Cardinal Comastri alla mostra su madre Teresa: ha lasciato il segno ovunque
LANCIANO. «Gesù, la tua presenza eucaristica qui grida tutta la tua meravigliosa verità». É la frase che il cardinale Angelo Comastri, Vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano ha scritto sul registro d’onore delle presenze del Santuario del Miracolo Eucaristico. Che ha visitato lunedì pomeriggio, dopo aver ammirato la mostra organizzata dalla Caritas diocesana su madre Teresa di Calcutta, in cui sono esposte anche delle reliquie della beata, come il suo sari, i sandali, l’attestato del premio Nobel, e prima di dirigersi nella cattedrale della Madonna del ponte e al convegno proprio sulla suora che lui ha avuto la fortuna di conoscere. Ma, prima dell’intervento al convegno, e fino a prima della sua partenza verso la Città del Vaticano, a Comastri si sono rivolti l’arcivescovo Emidio Cipollone e il sindaco Mario Pupillo per chiedere un suo intervento presso Papa Francesco per spingerlo a visitare, l’anno prossimo, la diocesi di Lanciano-Ortona in occasione dei suoi 500 anni. «L’invito lo abbiamo già presentato ufficialmente», ha detto monsignor Cipollone «anche a luglio quando il Papa è stato in Molise gli ho consegnato l’invito personalmente, magari una parola del cardinale potrebbe essere d’aiuto per una visita attesa e sognata dai fedeli da tempo. La risposta di Comastri, che al Miracolo è stato già altre tre volte da parroco, è stata sibillina: «Il Miracolo di Lanciano grida la presenza di Gesù nell’Eucarestia. Sarebbe bello, auspicabile che il Papa venisse a pregare qui. Speriamo sia un sì». In attesa del Papa Lanciano ha accolto a braccia aperte il cardinale che ha ammaliato il pubblico nella casa di conversazione raccontando molti aneddoti su madre Teresa di cui è stato amico e figlio spirituale. «Una donna eccezionale che ha lasciato il segno ovunque è andata» ha detto Comastri «una testimone dell’amore verso i poveri e gli emarginati. Un esempio di carità che ha spronato sempre tutti a donare e ad andare verso il prossimo. Poi era anche una donna dalla battuta pronta».
Nel 1990, ha raccontato il cardinale la suora era intenta a pregare a Roma, ma c’era un fotografo che la tormentava con centinaia di scatti. Ad un certo punto gli chiese perché facesse così tanti scatti. Lui le rispose: «voglio fotografare i suoi occhi perché non ho mai trovato occhi così felici, in un volto così brutto». Lei per niente scossa rispose: «I miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime». «Fu una luce che però morì al buio», ha detto Comastri , «a causa di un violento temporale che si abbatté il 5 settembre 97 su Calcutta che provocò un black out. Era un segno: La luce dovevamo accenderla noi».(t.d.r.)
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