Lasciano piangere il bambino e si addormentano, indagati

10 Febbraio 2021

Coppia teatina finisce nei guai: il passeggino, con il piccolo legato, era stato messo vicino alla finestra L’allarme lanciato dai vicini dopo ore di urla. I carabinieri sfondano la porta e prestano i soccorsi

CHIETI. Hanno lasciato un bimbo di neanche un anno legato sul passeggino e sono restati a dormire nel letto nonostante il pianto disperato del piccolo. Ora la mamma e il suo compagno, rispettivamente di 25 e 30 anni, si ritrovano sotto accusa per abbandono di minore. Il sostituto procuratore Lucia Anna Campo ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Ad occuparsi del caso sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena.
Tutto comincia il pomeriggio dello scorso 7 luglio, quando al 112 arrivano le telefonate di alcuni cittadini che segnalano il piano ininterrotto di un bimbo provenire dal quarto piano di una palazzina non lontano dal centro città. I militari dell’Arma si precipitano sul posto e raggiungono l’appartamento indicato dai residenti: sul pianerottolo la loro attenzione è richiamata dai singhiozzi del piccolo, che continua a strillare a squarciagola. Il problema è che nessuno risponde al campanello, motivo per cui si rende necessario l’intervento dei vigili del fuoco per aprire la porta. In questi stessi istanti, una persona che abita di fronte al palazzo racconta di aver notato dalla finestra il bambino sdraiato sul passeggino mentre tentava di alzarsi e sporgersi sul balcone. È una situazione di pericolo imminente: non c’è un secondo da perdere perché il piccolo potrebbe raggiungere l’inferriata e finire giù. Allora i carabinieri sfondano l’ingresso, raggiungono immediatamente la stanza dalla quale arriva il pianto inconsolabile e prendono in cura il bebè. Distesi sul letto matrimoniale, ci sono un uomo, una donna e una bambina: i militari faticano non poco a svegliarli. E i due adulti, almeno all’inizio, non si rendono conto di quello che sta accadendo attorno a loro. Nell’appartamento arrivano anche medico e infermiere del 118: il neonato è in buone condizioni e non è necessario accompagnarlo in ospedale. La coppia racconta di aver messo il bambino sul passeggino, in cucina, vicino alla finestra a tutt’altezza del balcone, perché è solito prendere sonno con il ronzio del ventilatore della cappa accesa. Poi, loro si erano allungati sul letto addormentandosi profondamente, senza accorgersi del pianto a dirotto. La madre del bambino sostiene di essere in cura e di aver assunto farmaci, mentre il suo convivente si giustifica affermando di aver lavorato di notte come panettiere. Oltre che alla procura di Chieti, scatta la segnalazione anche al tribunale per i minorenni dell’Aquila, perché quella casa si presenta in pessime condizioni igienico-sanitarie: nelle stanze regna il caos più totale ed è tutto sporco, stoviglie comprese. Il resto è storia recente: la mamma e il suo compagno rischiano di finire sotto processo per un reato che prevede la reclusione da sei mesi a cinque anni.
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