Lavori sospesi, condannato l’assessore

Un mese e 20 giorni a Caporale: da consigliere comunale minacciò un imprenditore per un tubo del gas in un cantiere
LANCIANO. Per il giudice ha tentato di interrompere, dopo minaccia, i lavori in un cantiere edile perché il costruttore non aveva messo in sicurezza un tubo del gas. È intervenuto su richiesta dei residenti della zona ma abusando dei poteri connessi alla carica di consigliere dell’amministrazione comunale di Lanciano. Davide Caporale, attuale assessore allo sport della giunta del sindaco Mario Pupillo, con l’accusa di tentata violenza privata è finito a processo ed è stato condannato ad un mese e 20 giorni di reclusione, 1.000 euro di risarcimento danni alla parte civile, pagamento delle spese legali. Il tutto con pena sospesa. Il suo avvocato, Alessandro Troilo, presenterà ricorso in appello.
Una sentenza emessa dal giudice onorario Vincenzo Chielli che arriva dopo 4 anni e 9 mesi dai fatti e dopo numerose udienze in cui sono stati sentiti diversi testimoni. Per l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Delfina Conventi, Caporale avrebbe cercato, con la minaccia, di indurre un costruttore edile, P.B., a interrompere i lavori che questi stava eseguendo per la realizzazione di una palazzina in via Per Fossacesia; un intervento che gli sarebbe stato richiesto da alcuni residenti della zona preoccupati per la presenza di un tubo del gas che serviva il palazzo accanto a quello in costruzione e che doveva essere messo in sicurezza per evitare che venisse tranciato. Il 14 dicembre 2011 Caporale si presentò al cantiere invitando P.B. a rivolgersi all’ufficio tecnico-urbanistico per ottenere la sospensione dei lavori, per la presenza del tubo del gas non messo in sicurezza. Ne nacque una discussione dalla quale però emerse, come riportato da alcuni testimoni ascoltati in aula, che il tubo era stato messo in sicurezza. La vicenda però non si chiuse, perché l’assessore, allora consigliere comunale, due giorni dopo, il 16 dicembre tornò nel cantiere con una troupe di una televisione privata locale affinchè filmasse i lavori da lui contestati. Ma non avvennero le riprese. I lavori ripresero e Caporale fu denunciato da P.B.. La Procura formulò l’accusa in tentata violenza privata con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando dei poteri connessi alla carica di consigliere comunale.
A processo PB., rappresentato dall’avvocato Alfonso Ucci, si è costituito parte civile e oltre alla condanna ha ottenuto anche il risarcimento danni di 1.000 euro e il pagamento delle spese legali. Il pubblico ministero aveva chiesto 4 mesi di reclusione. La vicenda processuale non ha ripercussioni sulla carica di assessore di Caporale: né il tipo di reato né l’esigua pena rientrano nella legge Severino per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.
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