Lavori sul Corso, si ricomincia dalla parte più alta

Lanciano. Verifiche dopo i crolli nei sotterranei di due negozi Sasso: niente opere nella zona-voragine prima del responso
LANCIANO. Ricominceranno dalla parte alta di corso Trento e Trieste i lavori di ripavimentazione del manto stradale. La situazione idrogeologica del sottosuolo della strada pedonale del centro città preoccupava infatti già da tempo. E con il crollo di una parte dei locali sottostanti due negozi di abbigliamento, nella porzione finale del Corso, l'allarme è tornato attuale.
«Avevamo già predisposto, in accordo con il direttore dei lavori», spiega l’assessore all'urbanistica, Pasquale Sasso, «una serie di carotaggi e di ispezioni nella parte che va da via Salita della Posta, fino a piazza Plebiscito. A parte i noti problemi di infiltrazione delle acque infatti ci interessava anche conoscere la stabilità del terreno per il fatto che il tratto sarà carrabile, aperto quindi al transito delle auto. Ecco perché, così come per la parte superiore della strada, era stato previsto l’inserimento di un massetto rinforzato. Fino a che non conosceremo la situazione con assoluta chiarezza», conclude Sasso, «eviteremo di effettuare interventi nella zona interessata dal crollo».
Intanto i tecnici sono ancora al lavoro per individuare le cause del cedimento di diversi metri cubi di terreno. Dal Comune, a parte lo spostamento di dieci bancarelle da corso Trento e Trieste alla zona dei Viali delle Rose, non trapela ancora nessuna comunicazione ufficiale in attesa delle relazioni tecniche che saranno illustrate a giorni. Ciò che si presume, ormai con sempre maggiore certezza, è che la zona coinvolta dal crollo (prima circoscritto al negozio Josephine, ma poi allargatosi anche al vicino locale Martelli) è un crocevia di acque sotterranee che provengono dal Fosso Pietroso e dunque dalle zone di Marcianese, viale Cappuccini, viale Marconi e Ferro di Cavallo, dalla parte alta di corso Trento e Trieste e anche da piazza Plebiscito. Una situazione grave di dispersione delle acque e di dilavamento del terreno da riporto, alla quale si dovranno prendere importanti provvedimenti. Già in occasione del nubifragio del 22 giugno scorso, dopo numerose segnalazioni nel corso degli anni, l’associazione Italia Nostra aveva avvertito del pericolo reale di un cedimento del Corso date varie avvisaglie, come l’abbassamento in più punti del livello del terreno, allagamenti e presenza di infiltrazioni nei locali e magazzini sotterranei del Corso e un improvviso allagamento, con cedimento di un muretto e chiusura della strada, nella zona di Pozzo Bagnaro, dove confluisce tutta l’acqua di superficie che arriva nel centro cittadino. Un primo intervento temporaneo di ripristino della situazione potrebbe essere il riempimento della voragine e delle eventuali sue diramazioni con materiale drenante, «poi», avverte il presidente di Italia Nostra, Pierluigi Vinciguerra, «si dovrà intervenire seriamente».
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