lavoro»tagli agli stipendi

18 Ottobre 2019

CHIETI. È scattato lo sciopero alla Dayco, la multinazionale americana che produce cinghie per auto. I circa 600 dipendenti degli stabilimenti di Chieti e Manoppello protestano per la decisione della...

CHIETI. È scattato lo sciopero alla Dayco, la multinazionale americana che produce cinghie per auto. I circa 600 dipendenti degli stabilimenti di Chieti e Manoppello protestano per la decisione della proprietà di «disdettare» il contratto integrativo aziendale. Per semplificare: il vecchio accordo è scaduto e la Dayco, dopo la mancata intesa per il rinnovo, ha scelto di non prorogarlo. Significa che, dal prossimo mese, ci saranno dei tagli sugli stipendi degli operai, che non riceveranno più alcune indennità, come il premio di risultato e quello di presenza.
«Siamo in attesa che l’azienda cambi idea e ripristini le condizioni del contratto scaduto finché non si troverà un nuovo accordo», spiegano i segretari regionali della Filctem Cgil, Carlo Petaccia, e della Femca Cisl, Stefano Di Crescenzo. Lo sciopero, iniziato mercoledì, proseguirà sicuramente sino alla mezzanotte di oggi. Finora l’adesione, come confermano le sigle sindacali, è stata massima.
E così, anche ieri mattina, un nutrito gruppo di lavoratori ha partecipato al presidio allestito di fronte allo stabilimento principale di Chieti Scalo, in via Papa Leone XIII. Ma sono sul piede di guerra anche gli addetti dei due siti di Manoppello. Tra i dipendenti Dayco c’è preoccupazione per il futuro: il timore è che l’ultima decisione presa dalla proprietà rappresenti solo l’anticamera di scelte che potrebbero mettere a rischio la stabilità occupazionale.
«L’azienda, per stessa ammissione dei vertici, non è in crisi», spiegano gli operai. «Ma non possiamo accettare che la Dayco renda più competitivo il prezzo del prodotto riducendo i nostri stipendi». Lo strappo che ha portato i sindacati a proclamare lo stato di agitazione è arrivato dopo due comunicati aziendali. A questo punto, non è da escludere che i dipendenti decidano di proseguire con lo stato di agitazione: la decisione verrà comunicata in giornata.
L’ultima vertenza aperta alla Dayco risale all’estate del 2017, quando erano stati dichiarati 135 esuberi. Dopo l’annuncio choc, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, come segno di solidarietà con gli operai, aveva addirittura riconsegnato il tricolore al prefetto. La svolta positiva era fortunatamente arrivata a fine luglio, dopo un incontro in Confindustria andato avanti fino alle due di notte: nessun licenziamento, se non su base volontaria, e un nuovo piano industriale capace di rilanciare il prodotto nel mercato nazionale e internazionale. Ma adesso, a distanza di oltre due anni, è di nuovo scontro tra l’azienda e i 600 dipendenti.