Le 35 telecamere sono tutte in funzione

1 Novembre 2020

Potenziato il sistema con una decina di nuovi impianti. Il sindaco avverte: la videosorveglianza non risolve ogni problema

LANCIANO . Trentacinque occhi elettronici, funzionanti e collegati con il commissariato, controllano le aree a rischio e gli ingressi della città. Si concluderanno nei prossimi giorni gli interventi di potenziamento e aggiornamento tecnologico delle telecamere già presenti in città, alle quali si è aggiunta una decina di nuovi impianti di videosorveglianza. E altri potrebbero arrivare se andranno a finanziamento i progetti presentati dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Pupillo per intercettare fondi ministeriali sulla sicurezza urbana. Tutti i recenti fatti di cronaca accaduti in città, non ultima l’aggressione ai danni del diciottenne Giuseppe Pio D’Astolfo nell’area dell’ex stazione ferroviaria, hanno dimostrato l’importanza di una rete capillare e funzionante di telecamere sul territorio comunale. Spesso a dare una mano alle forze dell’ordine sono stati gli impianti installati da privati cittadini o da attività commerciali, mentre di contro quelli comunali sono risultati spesso inservibili.
«C’è stato un problema di collegamento e trasmissione dei dati», ammette il sindaco Pupillo, «che abbiamo risolto grazie a un intervento di aggiornamento e implementazione delle telecamere comunali. Sono stati installati altri dieci impianti rispetto a quelli già in dotazione, alcuni sono stati spostati e ricollocati altrove. Altre telecamere potrebbero arrivare dal bando nazionale a cui abbiamo partecipato. Nei prossimi giorni daremo un quadro più preciso». Intanto sono stati intercettati, dal settore Pubblica istruzione dell’assessore Giacinto Verna, circa 21mila euro per l’acquisto di 14 telecamere da destinare alle scuole superiori cittadine, due per istituto, come prevenzione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le nuove telecamere della rete cittadina, invece, sono state installate in piazza Plebiscito, lungo corso Trento e Trieste, in piazza Pace, a Sant’Antonio e per potenziare l’area dell’ex ippodromo, dove ultimamente si concentrano episodi di spaccio e non solo.
«Ma non si risolve tutto con le telecamere», afferma il sindaco, «occorre andare a fondo dei problemi, capire perché succedono certe cose. La sicurezza si genera da un percorso che deve essere sociale, culturale, economico». L’aggressione dietro l’ex stazione, con un diciottenne finito in coma per un pugno sferrato da un tredicenne, ha inoltre riproposto il problema delle aree della Sangritana in centro. «La Regione ci deve dire che finalità ha quello spazio», tuona Pupillo, «abbiamo fatto richiesta per realizzare una ciclovia naturalizzata sull’ex tracciato, che può essere il raccordo della città ed andrebbe a vietare e impedire che quello diventi un luogo di assembramento, di spaccio o di comportamenti illegali. Ma è rimasta lettera morta».