Le donne maltrattate sono sempre più giovani

25 Novembre 2020

La presidente del Centro Alpha: «Adesso chiedono aiuto anche le studentesse Il lockdown ha peggiorato le cose». Il Comune lancia il pronto intervento sociale

CHIETI. Aumenta la violenza sulle donne anche fra le più giovani. Lo rivelano i dati del Centro antiviolenza Donna, gestito dalla cooperativa Alpha, che ogni anno, nel giorno contro la violenza sulle donne, fornisce dati sull’attività degli ultimi 12 mesi. Si scopre così che il 10% delle donne che subiscono abusi ha fra i 20 e i 29 anni. La fascia d’età maggiormente soggetta resta però quella tra i 30 e 39 anni, che rappresenta il 40% del totale. Il sindaco Diego Ferrara – che ha scelto in maniera inedita un uomo come assessore alle pari opportunità, il medico di famiglia Giancarlo Cascini – ha annunciato un potenziamento dei servizi a sostegno del settore. GIOVANI VIOLENTI «C’è stato un abbassamento dell’età di chi denuncia», dice la presidente della cooperativa Alpha Marialaura Di Loreto, «ora arrivano anche studentesse. Il meccanismo è lo stesso, quello del controllo totale della donna, i metodi possono essere diversi. Tra i giovani c’è molto controllo sui social. Spesso assistiamo a ragazze che si fidanzano e chiudono il proprio profilo Facebook per aprirne uno da coppia, con password in comune. È successo che il fidanzato vieti la gita scolastica o imponga divieti su abbigliamento, trucco e persino tinta dei capelli e depilazione».
«A qualsiasi età i meccanismi psicologici sono comuni», conferma la psicologa del Centro Antonia Palma, «le donne che si rivolgono da noi non sono in grado di riconoscere la violenza, termine che infatti non usano. Parlano piuttosto di “nervosismo” o "gelosia" di mariti o fidanzati e spesso si colpevolizzano: se avessi cucinato meglio, se non avessi speso tanto e via dicendo».
I DATI Tra il novembre 2019 e questo novembre sono state 170 le donne che si sono rivolte al Centro. Di queste, 52 sono state prese in carico e gestite grazie alla rete che Comune, Centro antiviolenza hanno attivato con forze dell’ordine, tribunali, procura, questura, Asl, patronati e organismi del terzo settore. La presa in carico può durare diversi anni: la donna viene prima accolta, viene valutato prioritariamente il rischio che corre e, in base a questa valutazione, si seguono diversi percorsi, che riguardano anche l’inserimento nel mondo del lavoro e la gestione dei figli. Due delle donne prese in carico vivono in case rifugio. In regione ce ne sono solo tre. Il 70% delle donne prese in carico dal Centro teatino è di nazionalità italiana. Nel 38% dei casi subisce violenza dal marito, nel 25% dal compagno, nel 18% dall’ex marito, nel 7% dal fidanzato, nel 5% dall’ex fidanzato, nel 5% da un conoscente e nel 2% dall’ex compagno. Chi usa loro violenza per l’85% dei casi è di nazionalità italiana. Nel 35% dei casi la violenza è di tipo psicologica, nel 24% di tipo fisico, nel 18% si tratta di stalking, nel 14% di violenza economica e nel 9% di violenza sessuale. Il 13% delle donne prese in carico dal Centro sono state inserite in un progetto di autonomia abitativa, il 15% in tirocini formativi, la metà ha trovato un lavoro stabile.
EFFETTO LOCKDOWN Il lockdown ha acuito situazioni di crisi. A marzo le telefonate al Centro sono diminuite del 60%, per poi aumentare del 30%, rispetto all’anno prima, tra aprile e maggio. A questo riguardo l’assessore alle politiche sociali Mara Maretti ha annunciato un nuovo progetto, il Pronto intervento sociale, «capace di rispondere alle esigenze delle famiglie durante l’emergenza sanitaria, in rete con il Centro antiviolenza e le associazioni del territorio».