Le figure della Passione accompagnano il Cireneo

30 Marzo 2024

Dalla statua lignea del 1789 alle musiche di Masciangelo, Ravazzoni e Bellini: bagno di folla tra Santa Chiara e le strade del centro per la tradizione secolare

LANCIANO . Confratelli, consorelle e bambini. Cireneo, Miserere, preghiere. Croce, fiaccole, incenso, simboli della passione, statua lignea del Cristo morto e statue delle tre Marie. Una città che dai vicoli storici, dalle strade del centro guarda, prega, spera, riflette, ritrova la sua identità e le sue radici. La processione del Venerdì Santo dell’effigie del Cristo morto, che vede tutta l’arciconfraternita “Morte e orazione di San Filippo Neri” sfilare, ieri è tornata a immergersi nel suo bagno di folla.
Alle 19 le porte di Santa Chiara si sono aperte. Dalla nuvola di incenso emergono la pannarola e i fiocchi tenuti dai bambini. Gli angioletti e poi i simboli della passione di Cristo come la colonna del flagello, la brocca e il catino di Pilato, il gallo, il sudario, la tunica coi dadi, i chiodi col martello, la lancia di Longino in spalla ai più grandi. Tra le tuniche nere e i medaglioni dorati dei confratelli, le fiaccole, tra i segni della croce decisi o accennati e le preghiere più intense delle persone emerge il Cireneo, il confratello che, a piedi scalzi, porta la secolare croce in legno. Rappresenta Simone di Cirene, l’uomo che fu obbligato dai soldati romani ad aiutare Gesù a trasportare la croce fino al Calvario. A quest’uomo dal volto coperto, il cui nome è noto solo al priore che lo ha scelto in base a quanto di buono fatto durante l’anno nel sodalizio, e che racchiude in sé il significato della Passione, sono affidate le migliaia di croci, attese e speranze dei lancianesi.
Poi occhi e preghiere si spostano sulla statua lignea del Cristo morto del 1798 adagiata sulla nuova lettiga fatta dal maestro Paolo Ricchiuti di Bisceglie in legno di tiglio, arricchita da foglie di acanto dorate. Sopra il nuovo manto in velluto nero con frange e galloni provenienti dai laboratori vaticani e il ricamo fatto da una suora di Atessa e le statue delle tre Marie seguite dalle consorelle in preghiera.
A guidare il corteo, che su corso Trento e Trieste è tornato a sfilare sui tappeti di moquette messi per evitare che la cera delle fiaccole possa creare ulteriori danni alla già rovinata pavimentazione, l’arcivescovo di Lanciano e Ortona Emidio Cipollone. Che ha ricordato l’importanza di queste tradizioni, 416 anni di storia, esempi di religiosità popolare che servono per rafforzare la liturgia pasquale. Tradizione e fede che si fanno emozione, partecipazione, senso di comunità grazie anche alle note struggenti dei Miserere di Masciangelo, Ravazzoni e Bellini suonate dalla banda di Furci e arrivate dritte al cuore.
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