Le forniture non arrivano 3 giorni di stop alla Honda

Scatta il fermo nello stabilimento di Atessa per mancanza dei componenti dall’Asia Manzi (Uilm): «Bisogna creare una filiera locale per supportare la fabbrica di moto»
ATESSA. Tre giorni di fermo alla Honda di Atessa, il 4, 5 e 8 febbraio, per mancanza di materiali. Ciò di cui aveva avvertito il segretario della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, si è verificato. Le difficoltà nella logistica e nella produzione di moltissime nazioni alle prese con il Covid e i ritardi dovuti ai trasporti, da mesi ormai a singhiozzo, hanno decretato ciò che si temeva: il fermo produttivo per alcuni giorni in una stagione in cui invece lo stabilimento produce a pieno regime, prima della chiusura dell’anno fiscale il 31 marzo. Si tratta di parti di componenti provenienti dall’Asia che lo stabilimento Honda deve necessariamente prenotare con mesi di anticipo, addirittura ben quattro in alcune occasioni. Ma gli armatori, in un periodo di emergenza sanitaria mondiale, tendono a far attendere la partenza delle navi cargo fino a che non risultano piene di merci. Allo stesso tempo molte fabbriche asiatiche non stanno lavorando in maniera costante. Il problema della fornitura si sta facendo quindi più urgente che mai.
La Honda per tre giorni di fermo perderà circa 1.800 pezzi che dovranno essere recuperati in tutta fretta prima della fine del mese di marzo. Ma i sabato di straordinario da poter programmare sono pochi e potrebbero invece ripresentarsi altri stop produttivi. «È il momento di accelerare il più possibile la creazione di una filiera locale di fornitura per la Honda», interviene ancora Manzi, «sta diventando sempre più anti economico per lo stabilimento di Atessa rifornirsi nell’est asiatico e i costi non sono più così competitivi. Il trasporto della subfornitura è infatti triplicato. Cosa aspetta il management giapponese a programmare una fornitura a km 0? Una soluzione che garantirebbe tranquillità allo stabilimento Honda, un drastico abbattimento dei costi, tempestività nelle consegne, nuova forza lavoro sul territorio e qualità del made in Italy per un prodotto che deve proprio a questa caratteristica il suo appeal sul mercato. Una filiera produttiva locale creerebbe un circuito virtuoso per l’azienda e per l’intero comparto, oltre che per il territorio. Ricordo che è possibile produrre moto, dato il clima europeo, fino a settembre. Dobbiamo valorizzare e tutelare il prodotto Honda made in Italy: se perdiamo questa occasione, altri competitor occuperanno il posto di Honda sul mercato».

