Le mamme in rivolta con striscioni e fischietti: «Vogliamo la mensa»

In 100 sul Corso per chiedere di riattivare subito la refezione scolastica Il vertice coi politici non risolve il caos. Le rappresentanti: siamo deluse
CHIETI. C’è un grembiule attaccato alla porta del Comune con la scritta «Io non pranzo da casa». Poi c’è Alessandro, 7 anni, che grida: «Voglio la mensa», davanti a decine di mamme che alzano cartelli e fanno sentire le loro voci fino agli uffici della giunta Ferrara. È questa la protesta delle famiglie teatine che, ieri mattina, sono scesi in piazza per richiedere il servizio mensa che, nei quattro comprensivi della città, non è partito.
I RACCONTI
Fischietti e striscioni per far sentire a tutta la città la loro rabbia: le mamme non ci stanno più a cucinare per i bimbi iscritti alla scuola a tempo pieno. O meglio, lo vogliono fare ma non a queste condizioni perché i pasti arrivano freddi. «Ho un bimbo che ha una disabilità», racconta Gloria Bassetti, «ha bisogno di mangiare in maniera controllata e con il pasto freddo perde l’appetito». Le mamme si svegliano presto e, destreggiandosi tra turni di lavoro, preparano il pasto. «Mi sveglio alle cinque», dice Mariagrazia Trivelli, «ma non si riesco a preparare un pranzo completo». Nonostante contenitori ermetici e borse frigo, il pasto sarà mangiato freddo. «Non è igienicamente sicuro», lamenta Chiara Petricola, mamma di un bimbo della scuola di via Bosio e medico, «non ci sono dispositivi che proteggono dalle contaminazione». Davanti al Comune ci sono anche i papà. «Se non riattivano il servizio», dice Herbert Troiano, «spostiamo i bambini in un’altra scuola».
PARLANO ANCHE LE MAESTRE
Il disservizio mette in difficoltà anche le maestre che devono stare attente alle possibili allergie dei bimbi. «Ci assumiamo la responsabilità perché c’è un’emergenza», spiega Sandra Cocco, insegnante a via Bosio, «questa amministrazione non si sta preoccupando della scuola e dei minori». Alla protesta si è unita anche la consigliera comunale Serena Pompilio di Azione Politica: «Il servizio non partirà», attacca, «l’idea della giunta è quella di procedere con un affidamento in concessione in fase di bilancio, ma hanno idea delle tempistiche necessarie? Si dimettessero per il bene della città e lasciassero le redini a chi ha più competenze e voglia di lavorare».
SI SALE IN COMUNE
Ieri le mamme erano sul piede di guerra e hanno chiesto un incontro con la giunta perché «la mensa è stato un diritto conquistato», tuona Sara Pantalone. Mentre un centinaio di mamme ha continuato a protestare lungo il Corso, una per ogni scuola è salita negli uffici del sindaco. Un’ora di confronto che non ha placato gli animi. «Non siamo soddisfatte», racconta Valeria Seccia, «non sappiamo ancora quando e se parte il servizio». «I soldi versati ogni anno dove sono andati a finire?», si chiede Simona D'Aloisio, «mio figlio è affetto da una rara patologia e grazie alla compagnia degli amici riusciva a mangiare». Le casse in rosso del Comune rendono difficile anche dare risposte certe. «Non siamo in grado più di promettere cose irrealizzabili», dichiara il vicesindaco Paolo De Cesare, «sarà premura del sindaco e dell’esecutivo confrontarsi con i dirigenti dei comprensivi scolastici per capire quali alternative sono possibili». In attesa del bilancio stabilmente riequilibrato «che dovremo approvare entro novembre, i nostri uffici cercheranno di ridurre i tempi di attesa». (cr.ch)
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