Le radio libere di Chieti Musica e racconti di vita

30 Dicembre 2018

Le emittenti 103 ed Elle e la passione degli anni ’70 con Ledda, Di Tizio e ’Nduccio Ai microfoni l’artista Bucciarelli e i giornalisti Giammaria, Germano e Barone

CHIETI. L’anno, il 1976. Il mitico Eugenio Finardi imperversava con una sorta di inno: “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e parla direttamente. E se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente”. A Chieti c’è anche una data. Il 7 febbraio. Quando uno studente in medicina originario di Oristano, Andrea Ledda, fonda Radio 103 e cerca collaboratori.
LOCASCIULLI E RINO GAETANO. Lo sguardo di Carlo Bonetti si illumina: «Avevo vent’anni, mi presentai e fui subito catapultato nella magica atmosfera degli studi ricavati in un locale di via Ravizza. Travolgenti l’entusiasmo e la passione di Andrea, oggi andrologo di fama internazionale. Era amico di diversi cantautori e nel nostro studio sono passati artisti come Mimmo Locasciulli e Rino Gaetano il quale, durante una serata in un locale della costa, rimproverò alcuni avventori che non prestavano alcuna attenzione alla sua esibizione. Ne parlò da noi in diretta annunciando un concerto alle Naiadi dove poteva essere se stesso, con la sua chitarra e il suo pubblico». Intanto la disco music di Carlo era sempre più apprezzata e Radio 103 si andava caratterizzando come emittente davvero all’avanguardia. «Partecipai anche alla fase nazionale di una selezione per dj indetta dalla Rai ma, comunque, per tutti noi l’importante era divertirsi e vivere una splendida esperienza sulla scia di un crescente successo impreziosito anche dall’arrivo di un giovanissimo Germano D’Aurelio, in arte ’Nduccio, con il suo strepitoso programma “Sott’a la capanne”». Primavera del 1976, si accendono, in largo Barbella, anche i microfoni di Radio Elle, emittente destinata a lasciare un segno nella vita cittadina con la nascita, direttore Gino Di Tizio, di TeleMaiella, in seguito trasformata in TvElle.
100 METRI IN VIA RAVIZZA. «Le nostre trasmissioni, in un certo senso-spiega Alba Bucciarelli, la cui voce spaziava dalle compilation ai notiziari passando per spazi culturali curati assieme a Giancarlo Zappacosta, finivano anche per alleviare la solitudine di tante persone e ce ne rendevamo conto dal tono di diverse telefonate. Eravamo un gruppo straordinario e ricordo tanti amici, tra cui i bravissimi tecnici Ennio D’Onofrio e Franco Corradetti. Chieti, allora, era una città viva, abbastanza buona la raccolta pubblicitaria e il nostro segnale arrivava anche in alcune zone di Marche e Puglia. Come non ricordare, poi, le visite in studio di personaggi come Ivano Fossati e Stefano Rosso che cercavano di diffondere la loro musica alternativa proprio attraverso le radio libere». Altra voce storica di Radio Elle, che si era intanto trasferita in via Ravizza, a cento metri da Radio 103, quella di Katia Giammaria: «A proposito di musica alternativa, nel mio programma in tarda serata inserivo brani di gruppi come “Napoli Centrale” di James Senese, il “Perigeo”, gli “Area” oppure di un cantautore napoletano emergente che si chiamava Pino Daniele. Proposte sicuramente diverse che andavano ad integrare un’offerta molto vasta, dalla poesia alla musica commerciale, dalla cronaca ad alcuni giochi a premio molto seguiti. Un periodo indimenticabile».
RADIOCRONACA A GETTONI. Un denominatore comune, ovvero i limitati mezzi economici a disposizione che condizionavano in qualche modo lo spirito pionieristico e l’entusiasmo di un folto drappello di giovani la cui voce continuava comunque a diffondersi un po’ ovunque. «Ricordo quando, per diverse ore», continua Bonetti, «non si ebbero notizie di Andrea Ledda, bloccato dalla neve di notte sulla Majella dove era andato a controllare il funzionamento di un ripetitore. Memorabile una radiocronaca di basket da Roma con la Rodrigo impegnata in un importante spareggio. La mia voce da bordo campo trasmessa verso un telefono a gettoni nell’atrio del palasport con la cronaca di una partita davvero emozionante accompagnata dal rumore dei gettoni che venivano giù. Bellissimo». Si accendeva la radio sulla compilation di “Giù dalle brande” e si proseguiva con “Ciao mattina” in una sarabanda di dediche dove la quotidianità di tutto un popolo di ragazzi e non solo, alla fine degli anni Settanta, si arrampicava sulle frequenze delle emittenti cittadine. Microfoni passati anche tra le mani di Nino Germano e Silvano Barone, attuale caporedattore della sede Rai abruzzese, tra musica, sport ed altro ancora.
CONSOLLE E STADIO. «C’era il Chieti impegnato alla Favorita di Palermo», ricorda Valeriano De Angelis, scatenato alla consolle e appassionato cronista sportivo, «con la mia radiocronaca diffusa dagli altoparlanti in piazza della Trinità. Bastava il pari per rimanere in serie C e, nelle sofferte battute conclusive, sul risultato di 1-1, mi lasciai un po’ andare sillabando, forse più a me stesso che agli ascoltatori, un “ce la fa, ce la fa” che finì poi per diventare un autentico tormentone». Comunque una storia, quella delle radio libere, legata a una generazione che cercava, al di là di ogni ostacolo, di dare sfogo alla propria creatività, Colonna sonora, la “musica ribelle” del solito Finardi. Quella “che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, che ti dice di uscire, ti urla di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare”. Qualcuno c’è riuscito. Tutti ci hanno almeno provato.
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