Le suore in prima linea: «Aiutiamo i nuovi poveri»

13 Novembre 2020

Le vincenziane gestiscono il centro d’accoglienza lungo corso Marrucino «Il virus ha alzato il livello di stress tra le persone: tutto diventa meno gestibile»

CHIETI. «Non è solo un problema di maggiore povertà, il coronavirus ha anche alzato i livelli di allarme e di stress tra le persone e così tutto diventa meno gestibile». Suor Annarita Alessandrì si occupa della prima accoglienza al centro Santa Luisa, avamposto di solidarietà che si trova in un vicolo di corso Marrucino. Qui otto suore vincenziane ricevono chi è in difficoltà. Gestiscono anche la mensa della Fondazione San Camillo, due comunità educative, una per minori e una per mamme e figli in difficoltà, uno studio di consulenza psicologica e una seconda casa d’accoglienza alla Trinità. Tutto in stretta collaborazione con la Caritas diocesana e con i servizi sociali del Comune. Chi bussa alla porta delle vincenziane trova aiuto, non solo materiale. Ad accoglierli c’è il sorriso che non giudica di suor Annarita, lo si può cogliere anche dietro la mascherina: «Quando vengono non sto lì a fare tante domande», dice, «mi basta guardare in faccia chi arriva in cerca d’aiuto e già capisco tutto. Provo ad indovinare i bisogni delle persone, prima che siano costrette loro stesse a esprimerli. Chiedono spesso cibo, ma io quando posso aggiungo nei pacchi alimentari altri prodotti per la casa, piccole cose che possono servire in famiglia, come detergenti o un paio di calde pantofole. Spesso basta poco per far accendere una luce di gioia negli occhi di chi riceve. Ed è una luce che ti riempie il cuore. L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando non ha aumentato solo il bisogno economico delle famiglie più povere», continua suor Annarita, «ma ha provocato anche altri bisogni non materiali. Pensiamo soprattutto alla solitudine degli anziani, costretti ancora più di prima a restare rinchiusi in casa. Spesso la solitudine è la prima povertà. Per alleviarla noi facciamo di tutto. Siamo perfino sbarcate su internet. Via Facebook o semplicemente via telefono, cerchiamo di stare vicino alle tante persone sole della città e di tenerci in contatto con più persone possibile. Organizziamo tante iniziative, durante il lockdown abbiamo aiutato stabilmente 50 famiglie con pacchi alimentari che venivano consegnati dalla Protezione civile. La nostra mensa prepara mediamente una ventina di pasti al giorno per chi non sa come sfamarsi». La mensa viene gestita da suor Brhanù Habtemariam, di origine eritrea, e si sostiene grazie alle donazioni di tanti benefattori. Le suore possono contare anche su una fitta rete di volontariato: sono infatti un centinaio i volontari che si danno da fare a favore delle diverse strutture gestite dalle vincenziane. «Dobbiamo davvero ringraziare tanti”, dice suor Annarita, «e se è vero che la paura del Covid ha fatto ritirare alcuni volontari, soprattutto i più anziani, è anche vero che chi non può svolgere volontariato attivo ha iniziato a sostenerci economicamente».
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