Le Terme romane tra erbacce e sporcizia

21 Giugno 2020

In abbandono la zona dei reperti. FdI: schiaffo alla storia cittadina. L’esperta: ignorato il suo valore

VASTO. Erbacce e sporcizia sullo storico lastricato. Mura insozzate e crepe. Topi e serpentelli che fanno capolino fra i rovi e spaventano i passanti. Le Terme romane di via Adriatica, sono nel degrado assoluto. La scalinata, parzialmente franata invasa dalla vegetazione incolta, è piena di immondizia. A poca distanza nel 2005 furono trovati i resti di una Porticus romana. Non sono mai stati aperti al pubblico. È trascorso un anno da quando i consiglieri di Fratelli d’Italia, Vincenzo Suriani e Francesco Prospero, chiesero al sindaco Francesco Menna e alla giunta di mettere in sicurezza l’area archeologica, installando videocamere e programmando un progetto di riqualificazione e valorizzazione da sottoporre alla Sovrintendenza per la relativa approvazione. «Dopo un anno e tantissime promesse siamo ancora nelle stesse condizioni, anzi peggio», dice Vincenzo Suriani. «È uno schiaffo alla storia e alla cultura. È il rifiuto di valorizzare ciò che la storia ha regalato a questa città e che potrebbe essere motivo di grande richiamo turistico».
Le immagini impietose dell’area storica parlano da sole. Un’altra stagione estiva è alle porte e questo gioiello d’epoca romana è ancora offeso dall’incuria. Eppure, il complesso termale di Vasto, l’antica Histonium, è il più grande dell’intera fascia Adriatica dell’Italia centro-meridionale. Ha un’estensione di circa 250 metri quadrati. Inoltre, molta parte del sito è ancora sepolta sotto la vicina strada Adriatica e la chiesa di Sant’Antonio.
«Il danno di un’opera d’arte», annota Daniela Di Salvo Pavone, esperta di Beni culturali all’Unimol, l’Università degli studi del Molise, «avviene quando è in mano a chi ne ignora il valore e non comprende che il processo di deterioramento è progressivo e irreversibile. L’ente pubblico non può lasciare in stato di abbandono e alla vandalizzazione un patrimonio che appartiene a tutti. Dove sono coloro che sono tenuti alla conservazione e alla vigilanza del bene culturale? L’abbandono impietoso di un monumento costituisce un aperto dispregio dell’obbligo giuridico di gestione del bene di interesse pubblico secondo i criteri del buon padre di famiglia». (p.c.)
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