Le ultime parole di Enzo: «Amore mio, non ti lascio sola»

La compagna del 64enne racconta l’aggressione brutale e gli anni di dissidi e litigi: «Penna ci ha troncato la vita»
TORREVECCHIA TEATINA. «Prima di essere caricato sull’ambulanza, Vincenzo mi ha detto: “Amore, non ti lascio sola”». Michela Toader è la compagna di Vincenzo Mattioli, per gli amici Enzo, l’ex funzionario dell’Ispettorato del lavoro morto nel Centro grandi ustionati di Roma dopo essere stato aggredito con la benzina dal vicino di casa Benito Penna, investito dal ritorno di fiamma e anche lui deceduto. Ieri pomeriggio Michela ha raggiunto in auto, insieme all’avvocato di famiglia Antonello D’Aloisio, l’ospedale Sant’Eugenio in cui era ricoverato il compagno. Ma non c’è stato niente da fare.
La donna, di origini romene, viveva con Vincenzo da quasi 13 anni. «Era una persona con un cuore grande e che aiutava chiunque», racconta con la voce rotta dal pianto, «per più di quarant’anni ha lavorato nella pubblica amministrazione. È andato in pensione il primo novembre dell’anno scorso. Basta chiedere alla gente di Torrevecchia o di Chieti per capire chi era Vincenzo: tutti gli volevano bene. Noi stavamo insieme dal 2007. È stato un colpo di fulmine: è bastato lo sguardo per capirci, non sono servite le parole».
La macchina dei soccorsi, alle cinque di domenica pomeriggio, è stata messa in moto proprio da Michela. «Quello di Benito è stato un gesto premeditato: le immagini delle telecamere lo documentano. Anche perché ha detto più volte a Vincenzo che lo avrebbe fatto fuori. Ieri pomeriggio (domenica per chi legge, ndr), ho sentito un boato forte, poi i lamenti di Vincenzo. Sono uscita di casa immediatamente e ho trovato lui in fiamme. È successo tutto in pochi secondi: ho preso delle coperte per spegnere il fuoco e, fino all’arrivo dei soccorsi, ho usato anche il tubo dell’acqua che si trovava lì vicino. A quel punto ho chiamato il 118, i carabinieri e il nostro avvocato. Finché l’ambulanza non l’ha portato via, Vincenzo è stato vigile: mi ha raccontato con precisione quello che era successo».
Più nel dettaglio: «Mi ha detto che si era avvicinato al muretto perché aveva visto il vicino che, con un’aria un po’ sospetta, si aggirava con un secchio in mano sul confine delle due case. “Mi vuole ammazzare”: queste sono state le parole precise di Vincenzo. Lui aveva la macchinetta fotografica in mano per riprendere la scena. In un attimo, Penna gli ha buttato addosso un secchio di benzina e gli ha dato fuoco».
Michela assicura che, nei minuti precedenti all’aggressione, non ci sono stati litigi di alcun tipo: «Anche in questo caso i video lo dimostrano. Era da diversi giorni che non si rivolgevano la parola. L’ultima volta Vincenzo era stato minacciato di morte il 9 luglio: ero presente anch’io. Quel signore gli ha urlato contro: “Ti faccio fare la fine di so io chi… neanche le ossa ti troveranno”. Io sono intervenuta per dirgli di smetterla. Ci faceva dispetti di continuo. Vincenzo si affacciava ogni tanto perché questo signore buttava dei chiodi sulla nostra stradina, all’altezza dell’ingresso. I problemi sono cominciati perché Penna sosteneva con insistenza che Vincenzo gli avesse rubato la terra, ma era solo una sua fantasia, nulla di tutto questo era vero. Penna ha troncato la vita a un uomo buono, un uomo che non sapeva dire di no, una persona speciale», si dispera Michela. (g.let.)
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