Legato e con una pistola in bocca: 18 imputati per estorsione e usura

Il 26 gennaio dal gup il caso dell’operaio che per tre volte tentò il suicidio per i debiti dovuti alla droga Era finito nelle mani di una banda che lo costrinse a firmare documenti in bianco per riavere i soldi
VASTO. Usura ed estorsione nell’“Operazione repulisti”: 18 indagati coinvolti nella maxi operazione avvenuta fra Vasto, San Salvo e Gissi, compariranno il prossimo 26 gennaio davanti al giudice delle udienze preliminari. A chiedere il loro rinvio a giudizio è stato il procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio. L'operazione scattata tre anni fa richiese l’impegno di 60 militari.
L’“Operazione repulisti” è stata un maxi blitz che ha sgominato una banda criminale dedita all’usura e all’estorsione, spaccio e sequestro di persona. Le indagini, coordinate da Di Florio, vennero dirette dall’ex questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello.
L’inchiesta partì nel 2019 con la denuncia di un operaio che, dopo essere sprofondato nella disperazione e aver tentato per ben 3 volte il suicidio, chiese aiuto alle forze dell’ordine. Dei diciotto indagati, 8 furono sottoposti a misure cautelari. F.C., 38 anni, finì in carcere con l’accusa di usura aggravata e tentata estorsione; D.P., 48 anni, di usura aggravata, sequestro di persona, tentata estorsione e lesioni gravi; S.D.P., 50 anni, ebbe gli arresti domiciliari per usura aggravata e tentata estorsione. Domiciliari anche per G.D.D., 44 anni, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione; V.B., 34 anni, indagato per estorsione; D.M., 47 anni, accusato di usura aggravata; E.D.O., 39 anni, fu invece sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tentata estorsione. Anche M.V., 34 anni, incensurato, venne sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione.
All’operazione presero parte gli uomini del reparto prevenzione crimine di Pescara e le unità cinofile. Tutto iniziò nel 2014. L'operaio, a causa del forte stress dovuto alla perdita del lavoro, cominciò a fare uso di cocaina acquistandola da V.B. che lo costrinse a firmare documenti in bianco.
Con il tempo i debiti crebbero. Una volta venne tenuto in ostaggio, immobilizzato con catene e fascette mentre uno dei sequestratori gli stringeva la lingua con una tenaglia, poi gli infilava in bocca una pistola, minacciando di sparargli. Nell’estate del 2018, l’uomo si rivolse a F.C., ottenendo un prestito di 20mila euro e la situazione peggiorò.
Quest’ultimo in concorso con un complice, approfittando dello stato di bisogno e delle difficoltà economiche della vittima, per un anno avrebbe estorto all’operaio e con il ricorso a più ratei, 88.700 euro in contanti, oltre a uno scooter.
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