Lettera di Di Biase: vi spiego la mia protesta a Casoni

10 Giugno 2014

«Quando si chiamano in causa le persone, sui giornali la verità bisogna dirla tutta perché le mezze verità non pagano mai. Tengo a precisare che la mia protesta non è mai stata rivolta all'impianto...

«Quando si chiamano in causa le persone, sui giornali la verità bisogna dirla tutta perché le mezze verità non pagano mai.

Tengo a precisare che la mia protesta non è mai stata rivolta all'impianto tmb di Casoni bensì agli organi territoriali competenti che hanno rilasciato i dovuti permessi.

Tali organi non hanno mai tenuto in considerazione i disagi procurati ai cittadini che vivono a ridosso degli impianti ed il danno causato agli stessi per la perdita di valore degli immobili di loro proprietà.

La mia famiglia a mia memoria e da quattro generazioni che risiede in questo territorio, ben vengano gli impianti nel settore dell'ecologia che generano lavoro ed occupazione, ma come in tutti i paesi civili essi devono funzionare senza emissione di smog, senza rendere l'ambiente insopportabilmente maleodorante, senza produrre rumori di giorno e soprattutto di notte che non fanno dormire chi abita nei dintorni che combattono tutti i giorni con ratti che assomigliano sempre più a dei gatti e con sciame di mosche.

E' vero ciò che afferma la signora Valentina Di Zio che mia figlia era impiegata presso di loro con un lavoro part-time. Mia figlia è titolare di una invalidità dell'80 per cento. Questo lavoro le fu offerto a suo tempo dalla proprietà, forse a compensazione degli immani disagi che mi sono stati arrecati.

Da padre, per tutelare mia figlia, come riferito dalla stessa signora Di Zio, abbassai le armi (al mio posto penso lo avrebbe fatto ogni padre che si trova con una figlia affetta da grave invalidità), anzi feci molto di più, mi adoperai anche con coloro che volevano continuare la protesta. Forse ho sbagliato ad accettare come uomo ma non come padre.

Se loro hanno usato me per i loro giochi ben mi sta ma se, ripeto se, hanno usato mia figlia una ragazza iscritta all'ufficio del lavoro alle categorie protette (protette per niente) la cosa è vergognosa, inqualificabile e intollerante per un paese che si ritiene civile e progressista.

Se così fosse, come posso avere ancora fiducia nelle istituzioni, più degne di un paese del terzo mondo che non di un paese civilizzato?

Siamo lontani anni luce dalla cultura anglosassone, da noi l'arroganza e la prepotenza di certe persone, di certi politici, di certi organi istituzionali hanno la meglio sulle persone deboli ed indifese!

La realtà è che i disagi restano, anzi peggiorano, e come uomo libero posso protestare verso coloro che continuano a ignorare i disagi che i cittadini subiscono».

Luciano Di Biase

(residente a Casoni)

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