Licenziamenti alla Bimo, avanti col piano aziendale

21 Aprile 2015

Confermata la mobilità per 133 dipendenti su 156 che finirebbero in un’altra ditta Timori per salari ridotti e Tfr. L’accordo firmato con l’impegno di una banca?

MOZZAGROGNA. Si è trasformato in una vera e propria trattativa il tavolo in cui si è discusso ieri - dal pomeriggio fino a sera inoltrata - sulla vertenza alla Bimo-Irplast, fabbrica che produce film e pellicole da imballaggio in polipropilene con sede amministrativa ad Empoli e uno stabilimento ad Atessa. Quello che doveva essere solo un incontro tecnico tra sindacati, rsu e azienda nella sede di Confindustria, è diventato a tutti gli effetti la costruzione di un accordo che, nel momento in cui scriviamo, è ancora tutto da definire. A prendere in mano le redini del tavolo è stato fin da subito l’amministratore delegato del gruppo, Fausto Cosi.

LA TRATTATIVA. L’azienda non è indietreggiata di un millimetro rispetto alle posizioni assunte già nelle scorse settimane. L’ipotesi della terzializzazione delle attività resta dunque in piedi. Si tratterebbe di mettere in mobilità 133 dipendenti su 156, scelti tra le unità impegnate nelle attività di produzione e le maestranze di servizio e supporto della produzione stessa. I dipendenti, licenziati in blocco, verrebbero poi riassunti da una società terza che si dovrebbe far carico, in appalto, di tutte le attività attualmente svolte nello stabilimento Bimo-Irplast di Atessa. Mai i lavoratori non hanno mai avallato questa ipotesi decidendo di non votare un accordo che, invece, era già stato firmato dai rappresentanti sindacali e dalle rsu dopo settimane di valutazione dei punti in oggetto nel piano industriale.

I LAVORATORI. Da venerdì la totalità delle maestranze è in sciopero. Ieri il presidio si è spostato dalla sede dello stabilimento di Atessa ai cancelli di Confindustria a Mozzagrogna dove si è svolto l’incontro tra sindacati e azienda. I lavoratori, attraverso le rsu di Cgil, Cisl e Uil, hanno ribadito l’irricevibilità del piano industriale presentato dall’azienda e la necessità di modificare almeno la parte dell’accordo che prevede condizioni contrattuali e di organizzazione del lavoro diverse rispetto a quelle attualmente in piedi presso la Bimo-Irplast di Atessa. Il timore per le maestranze è quello di vedere assottigliata parte del salario e di perdere il Tfr accumulato. Su questo punto parrebbe però che non ci sia stato il minimo ripensamento da parte dell’azienda.

L’ACCORDO. L’unico spiraglio emerso al tavolo è quello che l’accordo finale dovrà essere contestuale a un’intesa firmata anche con le banche. L’azienda avrebbe mostrato apertura solo su questo punto. In tarda serata si è giunti soltanto alla firma di un verbale di incontro e l’intesa a riprendere le trattative il 5 maggio.

I SINDACATI. Nella particolare vertenza Bimo, partita già tra enormi difficoltà vista la delicata trattativa con le banche, si è verificato anche una sorta di scollamento tra lavoratori e sindacati. Da un lato le esigenze su salario e diritti, dall’altro la consapevolezza da parte delle organizzazioni sindacali che spingere l’azienda oltre l’accordo già previsto significherebbe quasi certamente uno strappo irreparabile per i lavoratori.

LA CRISI. La Bimo-Irplast ha dichiarato di risentire della crisi mondiale che ha investito il comparto manifatturiero di riferimento e che dipende in larghissima parte dalle oscillazioni dei prezzi del petrolio. A pesare sui bilanci è anche il costo altissimo dell’energia elettrica. Tutto questo avrebbe comportato una pesante caduta dei volumi produttivi dal 2011 al 2014 e una riduzione del fatturato del 35%. Dopo il ricorso agli ammortizzatori sociali, l’unica alternativa è terzializzare le attività di Atessa.

Daria De Laurentiis

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