Licenziato il custode del cimitero

San Vito. Il giudice del lavoro rigetta il ricorso dopo la condanna per assenteismo
SAN VITO CHIETINO. «Il licenziamento disciplinare è legittimo». Il giudice del lavoro, Cristina Di Stefano, ha rigettato il ricorso di Vito Di Paolo, 60 anni, custode del cimitero di San Vito, licenziato dal Comune dopo che finì a processo per assenteismo, truffa aggravata nei confronti dell’ente e falsa attestazione della presenza in servizio, essendo andato dal 15 ottobre al 15 novembre 2017 al bar Mexico 70, non vicino il cimitero, durante l’orario di lavoro. Parte penale chiusa con il patteggiamento a un anno e 8 mesi, pena sospesa, restava aperto il fronte legato al licenziamento, a cui l’uomo, rappresentato dagli avvocati Vicenzo Gatta di Chieti, Pierpaolo Andreoni e Guido Giangiacomo di Vasto, aveva presentato ricorso.
L’ex dipendente comunale aveva, infatti, impugnato il licenziamento, fatto senza preavviso, difetto di specificità della contestazione disciplinare anche per dimostrare le condizioni disumane in cui lavorava e da cui ogni tanto “fuggiva”. Di Paolo, invalido al 67%, cardiopatico che spesso rimaneva oltre l’orario di lavoro, senza neanche percepire una retribuzione straordinaria, lavorava in una stanza che chiamarla ufficio è impossibile: umida per infiltrazioni d’acqua da muri spaccati, fatiscente nei servizi igienici, senza riscaldamento. Ma il giudice anche sull’igiene dell’ufficio ha precisato che il dipendente non ha mai comunicato l’impossibilità a continuare il lavoro in un posto insalubre o chiesto alternative. Doveva farlo il dipendente? I legali avevano rilevato che fu il medico del lavoro in un sopralluogo nel 2016 a dire che non era agibile. Sono anche altri gli aspetti da mettere in evidenza e i legali stanno valutando se presentare una nuova opposizione, un nuovo ricorso. Per quanto riguarda il Comune deve ancora appaltare i lavori al cimitero. (t.d.r.)
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