Lite Di Primio-Febbo, è la resa dei conti

Il sindaco accusa: «È un traditore del centrodestra». L’assessore regionale contrattacca: «Ha bisogno della poltrona»
CHIETI. È arrivata l’ora della resa dei conti tra Di Primio e Febbo e, adesso, volano gli stracci. Dai debiti del Comune fino ai conti in tasca: adesso, non si fanno più sconti. E mancano ancora 9 giorni al ballottaggio.
Il sindaco uscente Umberto Di Primio (FdI) parla così: «Febbo è solo un traditore del centrodestra». E ancora: «Dovrebbe dimettersi da assessore, lui che fa accordi con il centrosinistra, piuttosto che continuare a percepire lo stipendio per una carica che può ricoprire solo grazie ai voti degli elettori del centrodestra». Mauro Febbo, assessore regionale alle attività produttive, autosospeso da Forza Italia e artefice del polo civico di Bruno Di Iorio, risponde: «Capisco lo stato d’animo di chi è rimasto senza poltrona (e senza indennità) dopo aver girovagato passando persino per Ncd, quindi per il centrosinistra, pur di avere la promessa di andare a Roma o all’Aquila. Capisco lo stato d’animo di chi, per la seconda volta, vede la sua amministrazione bocciata dal 63% degli elettori, come era successo già nel 2015. Ma una reazione così sconsiderata e violenta da usare la parola “traditore” non me la sarei mai aspettata».
È scontro aperto tra Di Primio e Febbo: una lite che si consuma da almeno tre anni, da quando i consiglieri comunali di Forza Italia, fedelissimi di Febbo, hanno iniziato a picconare la maggioranza. Stavolta, la polemica è iniziata su un prestito da 14,5 milioni di euro da restituire nei prossimi 28 anni che la giunta Di Primio ha autorizzato due giorni prima delle elezioni. Per il sindaco, quel prestito con la Cassa Depositi e Prestiti è «un aiuto a famiglie e imprese»: «Grazie alla nostra iniziativa, circa 120 aziende per oltre 460 fatture hanno evitato il fallimento a causa del Covid», osserva Di Primio, «e la somma sarà restituita dal Comune alla Cassa Depositi e Prestiti a un tasso assolutamente agevolato».
Per Febbo, invece, quel prestito è un altro debito sul Comune: «Di Primio si arrampica sugli specchi, un’arringa senza sostanza, ma la realtà è una: ha trasformato un’anticipazione di tesoreria, cioè un debito di ben 15 milioni, in un mutuo, cioè un altro debito: una bella eredità per il nuovo sindaco e un “regalo” alla città. E sono sicuro che non finisce qui».
Di Primio, invece, è certo: «Il traditore Febbo, dopo averci costretto al ballottaggio, non trova di meglio da fare che mistificare la realtà. L’anno scorso ha rischiato di far cadere la mia amministrazione e quest’anno manda il centrodestra al ballottaggio». Febbo continua e allude a imminenti «sorprese» politiche: «Se fosse vero ciò che Di Primio, e solo lui, sostiene, i suoi nuovi capi di FdI (e anche tutti gli altri) non starebbero a fare e a chiedere riunioni perché io desista dalla mia decisione di sostenere la coalizione civica di Di Iorio. Per cui», dice Febbo, «ha sbagliato soggetto e indirizzo, anche perché con la mia scelta ho messo in gioco il mio percorso politico futuro. Ma, ringraziando il Signore, me lo posso permettere. Lui no: ha bisogno della poltrona e mi fermo qui». Febbo va avanti: «Comunque, se mi posso permettere, gli consiglierei un bel Maalox: fa passare gli effetti dell’acido gastrico anche perché, tra poco, i suoi capi potrebbero riservargli delle sorprese».

