Lite per lo sciacquone, finisce a processo

Una donna si arrabbia per il rumore e getta la candeggina addosso alla vicina: ora è accusata di percosse e minacce
CHIETI . Il parcheggio conteso e il cane che non smette di abbaiare. Il maleducato che lascia il portone aperto e i bambini che schiamazzano. No, non c’è niente di tutto ciò dietro all’ennesima lite condominiale arrivata in un’aula di giustizia. Stavolta il campionario dei motivi che generano contrasti va aggiornato, perché è bastato molto meno per scatenare il putiferio in una palazzina del Chietino: il rumore dello sciacquone. Il risultato? Una donna di 50 anni, K.A., si ritrova sotto processo – davanti al giudice di pace di Chieti – con le accuse di percosse e minacce. La vicina, A.M., di tre anni più giovane, risulta invece «persona offesa» e si costituirà parte civile per chiedere i danni.
Un dato rende l’idea di quanto i pianerottoli si trasformino sempre più spesso in ring: nel 2019, sui circa 600 interventi delle forze dell’ordine per litigi fra Chieti e dintorni, uno su tre e legato a discussioni tra le mura domestiche. Perché può essere sufficiente il più inoffensivo e naturale dei gesti – come, appunto, tirare l’acqua del water – per fare esplodere rancori nascosti da tempo dietro un “buongiorno” e un “buonasera” scambiati nell’attesa dell’ascensore.
La denuncia presentata da A.M., difesa dall’avvocato Corradino Marinelli, definisce i contorni della vicenda che, il prossimo 14 aprile, sarà al centro di un’udienza penale. «Da circa quattro anni», ha raccontato la donna ai carabinieri di Casalincontrada, «K.A., insieme alla famiglia, è venuta ad abitare nel condominio in cui vivo: il mio appartamento è attiguo al suo. Fin dall’inizio, i nostri rapporti sono stati praticamente inesistenti: basti pensare che lei e il marito evitano di rispondere anche a un semplice saluto. Poi, la donna ha iniziato a provocarmi verbalmente senza un vero motivo, ma io non ho mai reagito. Neanche quando ha mostrato una certa aggressività nei miei confronti».
L’episodio per il quale ci sarà il processo è avvenuto lo scorso 19 luglio. «Erano più o meno le due e mezza di pomeriggio», racconta ancora A.M., «quando in bagno ho tirato lo sciacquone. Subito dopo, sono uscita in balcone. Su quello limitrofo c’era K.A., che mi ha minacciata e poi aggredita, spruzzandomi contro della candeggina spray e colpendomi sul braccio sinistro». A quel punto, la donna finita nel mirino della vicina ha deciso di presentare una querela in caserma. Così il caso è arrivato all’attenzione del vice procuratore onorario Alissa Miscione, che ha citato a giudizio K.A.
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