Lite sulla gestione della strada Ora il caso arriva in Procura

Il commissario del Consorzio di Bonifica va dai pm: «Via della Pace non è più solo di servizio Comune e Provincia continuano a non intervenire». Il prefetto: «Problema da risolvere»
CHIETI. Lo scontro istituzionale su strada della Pace, diventata una delle vie d’accesso alla città, finisce in procura. A presentare l’esposto è Paolo Costanzi, commissario del Consorzio di Bonifica Centro, l’ente proprietario che continua a chiedere a gran voce una nuova classificazione per la strada e il conseguente passaggio delle competenze al Comune o alla Provincia.
Dopo vent’anni, dunque, è ancora senza soluzione il problema che interessa una delle arterie principali del capoluogo teatino. Da qui, tanto per rendere l’idea, passa chi arriva a Chieti da Bucchianico, Guardiagrele e altri paesi pedemontani. «Si tratta di una strada di bonifica realizzata con i fondi della Cassa del Mezzogiorno», scrive Costanzi, «e avente natura di infrastruttura di servizio per la manutenzione di opere idrauliche di bonifica e di irrigazione e per il collegamento dei fondi rustici alle strade comunali». Ecco perché la «cubatura di traffico» dovrebbe essere irrilevante e di «carattere esclusivamente funzionale».
Ma la realtà è diametralmente opposta: «Come reiteratamente segnalato alla Provincia, al Comune e agli organi della Regione, tale strada di bonifica nel tempo ha perso la sua funzione diventando una strada a ordinaria percorribilità con notevoli volumi di traffico, anche pesante. In buona sostanza, si è registrato, senza alcuna preventiva comunicazione e richiesta di autorizzazione, un costante aumento dell’utilizzo della strada da parte di tutti i cittadini». Non solo: sul tratto in questione passano i mezzi del trasporto pubblico e si affacciano anche un ristorante e un distributore di benzina. È la dimostrazione, secondo il commissario Costanzi, che a beneficiarne è l’intera collettività: «L’utilizzo snaturato della strada, anche da parte del traffico pesante», insiste, «ne ha comportato un costante deterioramento che pone in pericolo coloro che la utilizzano. Nel tempo, difatti, non sono mancate richieste risarcitorie, promosse nei confronti del Consorzio, nonché segnalazioni di pericolosità da parte dei cittadini».
Da qui c’è «la improcrastinabile necessità dell’acquisizione da parte di Comune o Provincia». Il Consorzio ha convocato più volte le due amministrazioni pubbliche «per adottare, con urgenza, le modalità di formalizzazione e le procedure per la classificazione della strada di attuale uso pubblico».
Il problema è che le riunioni sono andate deserte. E allora il commissario Costanzi ha deciso di dare il via ad «azioni volte comunque alla salvaguardia della sicurezza e della collettività».
Come il posizionamento di alcuni dossi e il cartello con la scritta «Strada consortile, accesso consentito ai soli residenti per l’esercizio della loro attività», causando una piccata reazione da parte di cittadini e gruppi politici che hanno avanzato richiesta di accesso agli atti.
«Il Consorzio», si legge ancora nell’esposto, «si è fattivamente operato al fine di limitare il transito da parte di una indefinita collettività, riaffermando reiteratamente la natura funzionale della strada in questione nonché stigmatizzandone il non corretto uso, per il quale giammai ne è stata fornita alcuna autorizzazione».
Oltre che in procura, il caso è finito anche negli uffici del palazzo del governo. Il prefetto Armando Forgione ha inviato una lettera a Comune e Provincia per conoscere le decisioni prese dai due enti su strada della Pace: «La questione rappresentata», è il monito, «non può rimanere irrisolta».
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