Lite sulle mascherine, ex sindaco scagionato

Archiviata l’inchiesta su De Vitis, denunciato per diffamazione da una casa di riposo di Fara San Martino
CHIETI. La lite era scoppiata per una fornitura di mascherine. A denunciare per diffamazione Carlo De Vitis, all’epoca dei fatti sindaco di Fara San Martino, era stato Italo Di Lello, il presidente della cooperativa che gestisce la residenza per anziani Camerlengo: la querela era partita dopo una frase apparsa su un manifesto e su Facebook per rispondere ai consiglieri comunali di minoranza sulla gestione dell’emergenza Covid. Ma il giudice del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino ha archiviato l’inchiesta su De Vitis, attuale capogruppo di minoranza. «Oltre a una denuncia infondata», commenta ora De Vitis, assistito dall’avvocato Italo Colaneri, «c’è stata una strumentalizzazione politica della vicenda, peraltro sotto campagna elettorale. Ciò si evince dal legame tra la compagine societaria che gestisce la residenza per anziani e gli attuali amministratori comunali, ovvero il capogruppo in consiglio comunale Dario Di Sciullo e il sindaco Antonio Tavani».
Secondo il giudice, dunque, la richiesta di archiviazione presentata dal sostituto procuratore Marika Ponziani (alla quale Di Lello si era opposto) è «ampiamente condivisibile» per due ragioni.
Il primo motivo: «L’interpretazione di un fatto», è scritto sull’ordinanza, «non può essere astratta dallo specifico contesto socio-ambientale e normativo nel quale esso si è verificato. Non si comprende come un sindaco che renda noto su Facebook di aver consegnato delle mascherine, nel mese di marzo 2020, agli operatori di una struttura per anziani “perché il personale ne era sprovvisto”, possa, con queste ultime sei parole, ledere la reputazione dei gestori di quella struttura, essendo più che notoria, nella fase iniziale della inedita e devastante pandemia, la drammatica carenza di dispositivi di protezione in ogni ambito, non solo lavorativo, e persino nella sanità pubblica, figurarsi in residenze per anziani in provincia».
La seconda ragione è legata al fatto che De Vitis scrisse quella frase dopo che proprio la società rappresentata da Di Lello, a seguito di un avviso pubblicato dal Comune, aveva formulato una «richiesta di un congruo numero di mascherine e guanti per i nostri 16 dipendenti. La richiesta è assolutamente prioritaria considerata la delicata tipologia del lavoro svolto».
Per il giudice, quindi, «è intuitivamente irrilevante che la struttura le mascherine le avesse, o che le avesse avute e che fossero terminate, o che le avesse ma che stesse per terminarle, o che non le avesse affatto»: ciascuna di tali opzioni è «sostanzialmente equivalente e ricompresa nei concetti di “assoluta priorità” e di “delicatezza del lavoro svolto” e non può perciò essere, alcuna di esse, considerata falsa né diffamatoria». (g.let.)
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