Lo scippatore chiede scusa in aula

10 Settembre 2021

Il giovane arrestato: «Ho sbagliato, ma non avevo i soldi per comprare il cibo»

CHIETI. «Ho sbagliato a scippare la signora. Prendere la borsetta mi è sembrato l’unico modo per comprare da mangiare». Hicham Erraji, marocchino di 21 anni, residente a Casalincontrada e arrestato per furto con strappo ai danni di un’ottantenne, si è scusato davanti al giudice Giulia Colangeli. A distanza di due giorni dall’episodio avvenuto in via Madonna degli Angeli, il giovane, assistito dall’avvocato Antonello D’Aloisio, ha ammesso le sue responsabilità. Il tribunale di Chieti ha convalidato l’arresto e disposto per l’indagato la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il pm d’aula Alissa Miscione aveva chiesto il carcere.
Lo scippatore è stato bloccato da un carabiniere libero dal servizio, in forza alla centrale operativa del nucleo operativo e radiomobile di Chieti. Il militare, in quel momento a bordo della sua auto, è transitato in via Maiella quando ha visto un’anziana chiedere aiuto. L’appuntato ha bloccato immediatamente il 21enne, ancora con la borsa della pensionata in mano, e ha allertato i colleghi della stazione di Chieti Principale, che hanno poi arrestato il ragazzo su disposizione del sostituto procuratore Marika Ponziani.
«Ho una situazione difficile in casa», ha raccontato Hicham in aula. «Non lavoro da due mesi. Adesso sono a casa con mio padre. Mia madre è tornata in Marocco per qualche tempo».
«L’indagato», scrive il giudice nell’ordinanza, «si è scusato per l’accaduto motivandolo con la sua condizione di temporanea indigenza». E ancora: «Sebbene risulti incensurato, Erraji non ha esitato a porre in essere la propria condotta criminosa in danno di un’anziana, ben potendosi rappresentare che la repentina azione di spoglio della borsa avrebbe potuto determinare il ferimento della stessa, con conseguenze nefaste e financo mortali sulla sua salute, resa già precaria in ragione dell’età avanzata».
Ma il carcere va escluso considerando «l’entità del fatto» e il «comportamento collaborativo» dell’indagato. (g.let.)
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