«Lo Stato faccia qualcosa Così non siamo tranquilli»

Alfredo, il fratello del medico: Arancia Meccanica a confronto è uno scherzo Il sindaco Pupillo: violenza brutale. Il ministro Salvini: arresteremo i colpevoli
LANCIANO. «Quel film, “Arancia meccanica”, fa ridere in confronto a quello che hanno fatto a mio fratello e mia cognata. Lo Stato si deve muovere. Servono pene certe ma molto più severe». Alfredo Martelli va avanti e indietro dalla sua casa a quella del fratello Carlo, che insieme alla moglie Niva Bazzan è stato sequestrato e malmenato per due ore nella sua villa da quattro banditi. Negli occhi ha l’immagine del volto tumefatto del fratello e della cognata che, menomata di una parte dell’orecchio, alle 6 di ieri mattina ha bussato alla sua casa in cerca di aiuto. «In casa c’era un ragazzo disabile (Stefano, il figlio della coppia, ndr) e hanno frugato anche nella sua stanza. Fortunatamente non lo hanno toccato, non hanno avuto questo coraggio», dice Alfredo, «io non mi sento tranquillo, nonostante ho i cani e sono in forze. Non si sente tranquillo nessuno». Nella stessa zona in precedenza si sono verificati altri furti in casa, nessuno finito nel sangue come ieri. «È successo nelle villette a schiera, a casa del maresciallo e in un’altra casa due volte. Sono stati costretti a mettere inferriate e telecamere», dice Alfredo Martelli, «ma le telecamere non servono a niente: sono incappucciati e dopo che è successo il fatto non si può più fare niente. Invece essere sequestrati in casa di notte è un’esperienza che ti porti per tutta la vita».
IL SINDACO. «È una barbarie che non ha precedenti nel nostro territorio. La brutale violenza con la quale sono stati colpiti due nostri concittadini, nella propria casa, è indegna di un Paese civile e merita la risposta più celere possibile da parte delle forze dell’ordine e degli organi di giustizia». Sono le parole del sindaco Mario Pupillo, amico della coppia sequestrata e malmenata. «Ho visitato in ospedale Carlo Martelli e la moglie Niva», dice il sindaco che ha condiviso con loro anni di lavoro in ospedale, «non erano in condizioni di raccontarmi le fasi della sanguinosa e atroce rapina subita in casa. Anche se non sono in pericolo di vita, hanno riportato danni visibili e importanti che fanno capire l’atrocità e la ferocia dell’aggressione. Ho testimoniato loro tutta la mia personale stima e quella dei cittadini. Hanno lavorato una vita per aiutare gli altri attraverso l’Anffas onlus di Lanciano e in ospedale con un grande vissuto di esperienza sanitaria e contributo di umanità e professionale notevole. Ciò fa ancora più male. Le forze dell’ordine stanno lavorando per assicurare alla giustizia questi delinquenti».
I SOCCORSI. «Se nella periferia di Lanciano dopo oltre 20 minuti non arriva l’ambulanza a prestare i dovuti soccorsi, non oso immaginare cosa possa verificarsi nelle zone interne e più isolate». Mauro Febbo, presidente della commissione di vigilanza della Regione Abruzzo, commenta così il mancato intervento dell’ambulanza del 118, che era però impegnata in un incidente mortale sull’autostrada (ad accompagnare la coppia in ospedale è stato il fratello del medico). «Questo triste episodio», prosegue Febbo, «è la manifestazione di quanto il ministero della Salute ha certificato nel tavolo di monitoraggio del 26 luglio scorso, ovvero la sanità abruzzese ed in particolare la Asl Lanciano-Chieti-Vasto vivono in uno stato comatoso, fatto di non programmazione e indebitamento. La deriva è vicina».
IL MINISTRO SALVINI. «Faremo di tutto per arrestare i colpevoli e farli marcire in galera, non si può vivere con paura anche in casa propria», commenta la rapina di Lanciano il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Invoca la legittima difesa Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato: «Fatti di questa gravità sono inaccettabili e vanno puniti con il massimo della pena. Ma consentire la legittima difesa, senza rischiare un processo e anni di problemi legali, sarebbe un deterrente nei confronti dei malviventi, che prima di entrare in una casa, dove rischiano di prendersi una fucilata, ci penserebbero a lungo». (s.so.)
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