Lo stop Sevel manda ko l’indotto «Producete gli accessori in Italia»

Crea nuovi guai il fermo dell’attività per sette giorni per mancanza di semiconduttori dei Paesi asiatici Scatta la cassa integrazione in Tiberina Sangro, Ma Srl, Isringhausen e Fca Plastic e in altre aziende
ATESSA. La crisi dei semiconduttori ha messo di nuovo in seria difficoltà lo stabilimento ex Sevel e tutto il suo indotto. La fabbrica dei furgoni commerciali leggeri a marchio Stellantis resterà chiusa fino a venerdì 24 febbraio con richiesta di cassa integrazione per mancanza di body computer. Stesso destino per la Tiberina Sangro che effettua lavorazioni di stampaggio e saldatura e produce componenti, Ma Srl che realizza angolari, traverse dei telai e longheroni per i furgoni, Isringhausen che produce sedili, Fca Plastic che produce plance, ma anche tutta una serie di piccole e medie imprese legate indissolubilmente a Fca Italy.
«È venuto il momento di investire in Italia e in Europa in fabbriche che producano componentistica elettronica per non essere più alle dipendenze dei paesi asiatici», fa appello Nicola Manzi, segretario Uilm Abruzzo, «se si considera che un veicolo moderno, e in questo caso il furgone commerciale leggero costruito nello stabilimento Stellantis di Atessa, può contenere migliaia di microchip, si può capire qual è la portata di questa crisi per il comparto automotive, crisi che non accenna a diminuire e che, per alcuni analisti, potrebbe perdurare fino al 2026». Se da un lato infatti la domanda di semiconduttori da parte della platea delle comunicazioni e del mercato informatico avrebbe raggiunto il picco massimo (l’inflazione sta portando le persone ad essere più caute nell’acquisto di computer portatili, smartphone e device tecnologici), dall’altro la crisi della componentistica elettronica, anche secondo le previsioni dello stesso amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, durerà ancora per tutto il 2023 per il gruppo motoristico che può contare su due-tre fornitori che in questo momento stanno avendo grossi problemi di approvvigionamento sia delle materie prime che nell’assemblaggio.
«L’industria europea e una grande casa automobilistica come Stellantis, quarto produttore mondiale di veicoli a motore», aggiunge Nicola Manzi, «non possono sottostare alla fornitura altalenante dei semiconduttori da parte dei Paesi asiatici. In Europa stabilimenti che producono microchip ci sono in Francia, Germania, Paesi Bassi e in Italia, a partire dalla LFoundry di Avezzano. Se Stellantis vuole guardare oltre il 2023 e superare lo stallo produttivo, dovrà investire in Europa su aziende che garantiscano la fornitura dei semiconduttori per rendere autonoma la produzione dei veicoli commerciali leggeri e delle auto». Per la Uilm tuttavia governo centrale e Regione Abruzzo «devono accelerare i tempi delle misure da mettere in campo, che prevedano la ridefinizione dell’intera filiera della componentistica, compresi i semiconduttori e la creazione di una rete infrastrutturale presente in tutta Italia, Abruzzo compreso».
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