M5S chiede di chiudere l’ex Seab

I pentastellati: «Impresa già diffidata. La credibilità delle istituzioni passa anche dalla prevenzione»
CHIETI. Incendi all’ex Seab: il Movimento 5 Stelle chiede di «revocare le autorizzazioni a chi non è in grado di garantire sicurezza alla salute dei cittadini». A fare il punto della situazione, dopo l’ultimo rogo dell’11 marzo nell’azienda, oggi Teate Ecologia il cui amministratore è Pietro Profeta, sono il consigliere regionale Sara Marcozzi, i consiglieri comunali Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo. «È inaccettabile che si continui a far operare imprese, in un campo così delicato come quello del trattamento dei rifiuti», commentano i portavoce del Movimento, «dopo tutti questi incendi all’interno dell’azienda». Poi ricordano i precedenti: il primo incendio tra il 18 e il 19 luglio del 2009 quando «i fumi arrivarono fino a Ortona». Poi il rogo del 22 maggio 2010, quello tra il 19 e il 20 dicembre 2011 e un altro ancora il 14 novembre del 2012: «La credibilità delle istituzioni passa anche attraverso la capacità di prevenzione, controllo e sanzione», proseguono i pentastellati. «L’impresa è stata più volte diffidata e sospesa. Gli enti, in sinergia fra loro, grazie agli strumenti forniti dal Codice dell’ambiente, hanno la possibilità di mettere in campo tutta una serie di provvedimenti al fine di tutelare al sicurezza e la salute dei cittadini». Per i 5 stelle la Regione, di concerto con l’Arta e il comune di Chieti «deve predisporre un’istruttoria per arrivare alla Conferenza dei servizi del 14 aprile, prevista per il rinnovo dell’Autorizzazione integrale ambientale, ed esprimere la ferma volontà di non rinnovare le autorizzazioni». Sul territorio chietino sorgono, stando alle ricostruzioni dei portavoce, 19 impianti di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti tra quelli a procedura ordinaria e quelli a procedura semplificata, a fronte degli 11 impianti dell’Aquila, dei 10 di Teramo e dei 3 di Pescara. «Chiediamo, inoltre, uno stringente piano della qualità dell’aria e l’attivazione di una task force in capo al settore ambiente del Comune», dicono i consiglieri. Che parlano di un dossier sull’ex Seab «pieno di incidenti e negligenze». Ma a rispondere è l’avvocato Vittorio Supino, che nel corso dell’ultimo incendio nell’azienda arrivò sul posto con l’ex proprietario della ditta Walter Bellia: «Non sono andati avanti provvedimenti di sorta su questo ultimo caso. Dieci anni fa si trattò di accertare se l’incendio fosse di natura colposa o dolosa. Fu riscontrato con sentenza che si trattò di natura colposa. Le autorizzazioni, poi, già ci sono».

