Macchina del sindaco a fuoco: l’ipotesi di un atto di ritorsione

7 Dicembre 2022

La raffica di sgomberi disposti di recente dal Comune potrebbe aver spinto qualcuno a bruciare l’auto  Gli investigatori hanno acquisito atti amministrativi e interrogato i testimoni: si segue la pista dolosa

VASTO. Occhi puntati sui recenti atti amministrativi, sugli sgomberi fatti dal Comune e sulle operazioni antiabusivismo. La polizia sta esaminando attentamente le ordinanze che il sindaco di Vasto e presidente della Provincia, Francesco Menna, aveva firmato o stava per firmare. Uno di quegli atti potrebbe essere il movente dell’incendio che ha distrutto la sua Fiat 500 L domenica sera, proprio sotto casa. Dopo lo sgombero della spiaggia di contrada Canale, di recente Menna aveva firmato anche una ordinanza di sgombero delle case popolari di Punta Penna occupate abusivamente. Il sindaco l’ha chiamata “Operazione legalità”. Non è escluso che il rapido susseguirsi degli sgomberi sia stato mal digerito da qualcuno. La pista del dolo resta dunque quella più probabile, e non è escluso che l’incendio possa essere stato un atto di ritorsione pianificato a tavolino. Intanto la polizia, dopo aver visionato il filmato di un cittadino che ha ripreso l’incendio, ha già ascoltato diversi testimoni.
Gli sgomberi a raffica
Solo qualche settimana fa Menna si era detto pronto a risolvere una volta per tutte diverse situazioni di abusivismo che in città si trascinavano da anni. La prima operazione è stata lo sgombero della caletta di contrada Canale. Subito dopo Menna ha firmato l’ordinanza di sfratto delle case occupate abusivamente a Punta Penna, nel villaggio che sorge ai piedi del faro. «Ci sono famiglie», spiega il sindaco, «che hanno diritto a quelle case e non possono averle perché c’è chi le occupa abusivamente. Va ristabilita la legalità». Nei piani del sindaco l’operazione “Legalità” è destinata ad abbracciare una porzione molto ampia della costa vastese: «Si tratta di situazioni che ho deciso di affrontare una volta per tutte, ma le mie decisioni vengono prese in base alla legge. Non so se l'incendio è stato un dispetto o una vendetta, ma io mi sento a posto con la coscienza e non mi faccio intimorire».
LE INDAGINI
L’ipotesi del dolo potrebbe essere confermata anche da alcuni atti intimidatori ricevuti alcuni prima dell’incendio: il sindaco ha raccontato di aver ritrovato gli pneumatici della sua Fiat 500 L a terra. Probabilmente era un avvertimento. A convincere gli investigatori dell’ipotesi del dolo è anche la dinamica dell’incendio. Francesco Menna aveva parcheggiato l'auto in via Leopardi, vicino alla villa comunale, alle 18. Poco dopo le 23 alcuni clienti del ristorante che è nella zona hanno visto le fiamme e hanno lanciato l'allarme. La parte anteriore della Fiat 500 L è stata avvolta da una grande fiammata. Nonostante i vigili del fuoco, la polizia e lo stesso Menna siano arrivati sul posto in pochi minuti, il rogo ha divorato il motore, la carrozzeria e i pneumatici. Se a provocare l'incendio fosse stato un corto circuito, la combustione sarebbe stata molto più lenta.
Nel frattempo gli investigatori continuano ad ascoltare le testimonianze di chi quella sera dell’incendio era in via Leopardi e ha visto l’auto prendere fuoco. L’obiettivo è anche individuare la possibile via di fuga seguita dal piromane, favorito dalla vicinanza della vettura all’ingresso laterale della villa comunale. Un aiuto importante potrebbe arrivare anche dall’analisi dei reperti raccolti dalla polizia sull’asfalto e dentro la carcassa semidistrutta dal fuoco dell'auto: il materiale (forse usato come innesco per il rogo) sarà inviato ad Ancona in un laboratorio di analisi della polizia scientifica del capoluogo marchigiano. Le accurate perizie stabiliranno se la Fiat 500 L è stata danneggiata da un corto circuito o se al contrario, come appare più probabile, l'incendio è di natura dolosa.