Malato di gioco terrorizza la famiglia

21 Settembre 2019

In manette finisce un uomo di 42 anni: aggredisce l’ex moglie e i due figli che si rifiutano di dargli i soldi per le slot machine

CHIETI. «Io adesso ammazzo tutta la famiglia». Quando l’ex moglie, all’ennesima richiesta, si è rifiutata di dargli i soldi per giocare alle macchinette, lui è diventato una furia. Wansheng Li, cinese di 42 anni residente a Chieti, da tempo con problemi di ludopatia, si è scagliato contro la donna di 39 anni, la figlia di 18 e il figlio di 17. Li ha minacciati di morte, mimando il gesto di sgozzarli, e ha scaraventato una sedia contro il ragazzo, che è riuscito a schivare il colpo e a tirare un pugno in testa al padre per difendersi. Nell’appartamento alle porte del centro storico si sono precipitati i carabinieri. E Wansheng è finito in manette con l’accusa di tentata rapina.
La premessa è che l’uomo, a causa della sua dipendenza dal gioco, è separato da un paio di anni dalla moglie, ovvero da quando ha cominciato a frequentare diversi locali con le slot machine e a spendere tanti soldi. Lei, per quieto vivere, continua a dargli piccole somme di denaro. Anche se, il realtà, il tribunale ha deciso che deve essere lui a mantenere la famiglia. La situazione inizia a degenerare giovedì sera. Il 42enne si presenta a casa della donna. Chiede di poter dormire lì, perché al momento è senza una dimora, e la ex acconsente. A un certo punto, però, comincia a pretendere denaro con sempre più insistenza, ottenendo 50 euro. All’indomani, non contento, Wansheng raggiunge il posto di lavoro della ex: con la scusa delle sigarette, vuole altri 10 euro. In questo caso, però, deve accontentarsi di 5. Poi, l’uomo va via. Ma torna alla carica verso le 13, quando chiede di poter pranzare con la famiglia. Cerca altro denaro. E stavolta, davanti al no categorico della donna, la sua reazione è rabbiosa. In un primo momento, si rende protagonista di una frenetica caccia ai soldi nell’appartamento, mettendo tutto a soqquadro. Non trovando nulla, inizia a inveire contro i parenti brandendo una sedia di plastica. Il figlio, non ancora maggiorenne, interviene per difendere la madre. Il giovane schiva un colpo e, a sua volta, dà un pugno al genitore, afferrandolo poi dalle braccia per evitare una reazione. Ma l’uomo continua ad agitarsi e a gridare: «Lasciami, io vi ammazzo». Temendo il peggio, la donna telefona al 112. Quando sul posto arrivano i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena, in strada è scesa la figlia dell’aggressore. La ragazza li accompagna in casa, dove l’uomo si mostra subito scontroso con i militari e, anche in loro presenza, prosegue a minacciare di morte i familiari. Wansheng viene immediatamente allontanato dall’abitazione. Ma, a distanza di pochi minuti, si ripresenta ancora una volta: prende la porta a calci e pugni e chiede di poter entrare con la scusa di doversi lavare le mani. In questo caso, però, nessuno apre: la donna e i figli, sempre più terrorizzati, lanciano di nuovo l’allarme. I carabinieri arrivano immediatamente, bloccano l’uomo e lo portano in caserma. Per Wansheng, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, scatta l’arresto. Fin qui la cronaca della tentata rapina.
Ieri mattina, dopo una notte trascorsa in camera di sicurezza, l’indagato – difeso dall’avvocato Delia Verna – è comparso in tribunale. Il giudice Chiara Di Gerio ha convalidato l’arresto, disponendo nei suoi confronti il divieto di dimora nel capoluogo teatino, in attesa dell’udienza fissata per il 10 ottobre. Il pm d’aula Alissa Miscione aveva chiesto il carcere.