«Malattia riconosciuta anche nell’Esercito»

Caserma Spinucci. Ricorso accolto a una dipendente del Centro documentale che si era sentita male
CHIETI. Era malata e dunque aveva diritto ad essere trattata di conseguenza, secondo quanto prevede il proprio contratto lavorativo. Le va riconosciuta la malattia, anche se lavora in una caserma dell’Esercito. Il giudice del lavoro Ilaria Prozzo ha infatti accolto il ricorso della dipendente del Centro documentale teatino, una struttura dell’Esercito italiano che ha sede alla caserma Spinucci. La donna, assistita dagli avvocati Lucio Pellegrini e Pierluigi Abrugiati, si era sentita male a febbraio del 2016 e poco dopo le ore 15 in quella giornata aveva lasciato il posto di lavoro dove sarebbe dovuta restare sino alle 17,30. Aveva chiesto pertanto, come prevede il contratto, «di poter recuperare le ore lavorate nella giornata in cui si era sentita male sotto la forma del riposo compensativo», si legge nel ricorso, e di «percepire il trattamento di malattia». Ma la richiesta non era stata accolta e così lei aveva deciso di rivolgersi al giudice. Il Ministero della difesa si era a sua volta costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso. Il giudice ha però dato ragione alla donna, dichiarando «il diritto della ricorrente a vedersi considerare la giornata in cui si è sentita male come malattia»; dichiara inoltre «il diritto della ricorrente al pagamento del trattamento di malattia e al recupero mediante riposo compensativo delle ore lavorate in quella giornata». Per il giudice, infatti, «non vi sono elementi per ritenere insussistente lo stato di malattia nella predetta giornata, non essendo all’uopo sufficiente che la donna abbia rifiutato di recarsi presso il presidio sanitario più vicino, preferendo recarsi presso lo studio del proprio medico curante, il quale ha accertato l’insorgenza dello stato di malattia proprio nella giornata in cui ha lasciato il posto di lavoro». Il fatto che non sia voluta andare in ospedale, sottolinea cioè il giudice, «non è di per sé sintomatico dell’insussistenza della malattia». (a.i.)

