Maltratta la moglie, condannato a 18 mesi

Secondo il marito la donna lo tradiva col datore di lavoro. In un altro processo, 54enne assolto dalle stesse accuse
LANCIANO. Stessa accusa, maltrattamenti in famiglia; stesse vessazioni e ingiurie verso le mogli straniere anche di fronte ai figli; due processi con rito abbreviato ma due sentenze diverse per i due mariti imputati, un 51enne di un paese sangrino e un 54enne di Lanciano. Il 51enne è stato condannato dal giudice per le udienze preliminari Giovanni Nappi, a un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa; il 54enne è stato assolto perché il fatto non costituisce reato.
Alla base delle denunce delle due mogli c’erano le vessazioni, le minacce, i maltrattamenti subiti per anni da parte dei mariti accecati dalla gelosia. Secondo la Procura il 51enne avrebbe per 5 anni - dal 2014 al 2019 - preso a parolacce, minacciato anche di morte e picchiato la moglie. L’avrebbe accusata ingiustamente di essere una traditrice e che addirittura uno dei tre figli non era il suo. Una gelosia folle che lo portava ad aggredire la donna 43enne anche davanti agli occhi atterriti dei tre figli piccoli. Come evidenziato dalla Procura, che aveva chiesto una condanna di due anni, l’uomo costringeva ossessivamente la moglie a confessargli le relazioni extraconiugali, che non aveva, dichiarando che aveva anche i file audio dei tradimenti. Aveva preso di mira anche il datore di lavoro della donna e li accusava di avere rapporti; alla fine la moglie è stata licenziata. Poi le minacce di morte «ti uccido e ti sotterro in un bosco». A settembre 2019 le sue condotte sarebbero peggiorate; l’avrebbe afferrata più volte per i capelli, una volta per il collo, le avrebbe dato una testata sul naso, costretta ad avere rapporti. Il 30 settembre è stata emessa la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna. Ora è arrivata la condanna ad un anno e sei mesi di reclusione, che l’avvocato Alberto Paone appellerà, ma è caduto il divieto di avvicinamento.
Le minacce, anche di morte brandendo un coltello da cucina e i maltrattamenti del 54enne lancianese sarebbero invece durati 14 anni; da gennaio 2005 al 28 ottobre 2019. Angherie, schiaffi e pugni su varie parti del corpo per la Procura che nel corso delle indagini ha anche ascoltato il figlio della coppia che ha confermato le dichiarazioni della mamma a cui il papà impediva anche di uscire con le amiche. La donna, rappresentata dall’avvocato Paolo Di Ienno, in due occasioni, ad ottobre 2019, ha chiesto anche l’intervento delle forze dell’ordine per fermare il marito. A processo la Procura ha chiesto la condanna ad un anno e mezzo di reclusione, il giudice ha assolto l’uomo. (t.d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

