Mamma morta nello schianto Il pm: «È omicidio stradale, ora il giovane va processato»

1 Giugno 2024

Stefania Di Michele aveva 40 anni, il marito e il figlioletto sono vivi per miracolo «L’automobilista che ha provocato l’incidente ha invaso la corsia opposta»

CHIETI. La procura di Chieti chiede il processo per il giovane che ha causato lo schianto in cui è morta Stefania Di Michele, la mamma di 40 anni che stava tornando nella sua casa di Pretoro dopo una serata al cinema con il figlioletto Davide e il marito Pietro Caruso, entrambi vivi per miracolo. Omicidio stradale è l’accusa contestata dal pubblico ministero Lucia Anna Campo a Francesco Verna, 25 anni, di Guardiagrele, per la tragedia avvenuta lo scorso 29 agosto sulla Fondovalle Alento, in territorio comunale di Bucchianico.
IL CASO IN TRIBUNALE
L’udienza preliminare, davanti al giudice Luca De Ninis, è in programma il prossimo 2 luglio. A occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Chieti. Il capo di imputazione è stato formulato anche sulla base degli esiti delle consulenze affidate all’ingegnere meccanico Alghero Guido Vincenti e al medico legale Pietro Falco.
LA RICOSTRUZIONE
L’imputato è accusato di aver provocato la morte di Di Michele «per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia». Più nel dettaglio, alla guida di una Fiat Tipo, procedendo in direzione monti-mare, in un tratto in curva, si è reso protagonista di una «graduale invasione della opposta corsia di marcia». Il giovane dapprima ha colpito la Fiat Panda condotta dal ventiseienne Domenico Monaco, anche lui guardiese, per poi, dopo circa undici metri, impattare frontalmente contro un’altra Panda – quella sulla quale si trovavano Di Michele, il marito di 47 anni e il figlio di 8 – in «regolare marcia sulla corsia invasa». Per il pm, in quel momento, Verna viaggiava con una velocità di 125 chilometri orari, «laddove vigeva un limite massimo di 90 km/h, comunque non commisurata alle condizioni della strada, considerati l’orario notturno e la carenza di illuminazione artificiale». La dinamica dell’incidente è stata confermata anche da due testimoni ascoltati dai carabinieri.
LE gravi conseguenze
Il conducente della prima auto colpita se l’è cavata con venti giorni di prognosi. Per Di Michele non c’è stato niente da fare: è deceduta al pronto soccorso del Santissima Annunziata, dove i medici hanno provato a salvarla in tutti i modi. Il figlio e il marito, trasportati d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Pescara, hanno riportato gravi ferite, in entrambi i casi «con conseguente malattia superiore a 60 giorni».
LA PENA PREVISTA
L’imputato, difeso dall’avvocato Alessandro Marrone, potrebbe scegliere un rito alternativo, vale a dire il giudizio abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna) o il patteggiamento. L’omicidio stradale è punito con la reclusione da due a sette anni. Nel caso in cui il conducente provochi la morte di una persona e il ferimento di altre, come è accaduto nell’incidente di Bucchianico, «si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo», ma la condanna non può superare i 18 anni. I familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Andrea Di Lizio, potranno costituirsi parte civile.
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